lunedì 26 settembre 2016

DOPO L'ORO HANNO DATO ANCHE LA VITA



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Dana Borisova hackerata come Diletta Leotta: online foto private

MOSCA – C’è un caso analogo a quello di Diletta Leotta, in Russia. Dana Borisova, molto famosa nel paese di Putin, è stata vittima di hacker e anche in questa occasione le foto private di una donna bellissima sono finite su internet alla mercé dei cyber-voyeur. In questo caso la donna avrebbe individuato il presunto autore del gesto: secondo lei ci potrebbe essere l’ex marito, che oltretutto da quelle parti è molto conosciuto.
Dana è un ex modella di Playboy e allo stato attuale delle cose conduce lo show televisivo “Military Journal“: la donna, a quanto pare, avrebbe denunciato il furto di materiale fotografico realizzato da misteriosi pirati informatici.
Aggiunge il sito Today:
Ebbene sì, gli hacker prima le hanno cancellato dalla mail tutte le foto del suo matrimonio e non contenti, successivamente, hanno pensato bene di fare tesoro degli scatti più intimi di sua proprietà per pubblicarli in rete.
Dana, in realtà, qualche dubbio sull’autore del gesto lo avrebbe in quanto, a suo avviso, dietro questo furto potrebbe essere il suo ex marito, il potente uomo d’affari Andrey Tishchenko.
Per vedere altre foto hackerate di Dana Borisova pubblicate da siti russi clicca qui.

Dana Borisova hackerata come Diletta Leotta: online foto private
Dana Borisova hackerata come Diletta Leotta: online foto private2
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Dana Borisova hackerata come Diletta Leotta: online foto private6

Dana Borisova hackerata come Diletta Leotta: online foto private6

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A SOCCI NON JOVA

A SOCCI NON JOVA - ''SE JOVANOTTI È L'INTELLETTUALE DEL PRESENTE, SIAMO ALLA FRUTTA. PER I SUOI 50 ANNI LA 'LETTURA' DEL 'CORRIERE' GLI DEDICA 4 PAGINE DI APERTURA, LO STESSO GIORNALE DOVE TROVAVI PIRANDELLO, MONTALE, PASOLINI, MORAVIA, FALLACI'' - ''SIFFREDI NUDO SU 'LE MONDE', KIM KARDASHIAN, GIANLUCA VACCHI. EPPURE LA REALTÀ NE AVREBBE DI STORIE DA RACCONTARE...''


Antonio Socci per ''Libero Quotidiano''

Non è facile convincere i giovani che è necessario studiare sodo, imparare, sudare sui libri, fare master e tirocini sottopagati... Quando poi nelle Università italiane non ci sono spazi e così nei centri di ricerca ed è difficilissimo inserirsi nelle "corporazioni" professionali dei propri sogni. Che molti vanno a inseguire all' estero.

Per capire qual è la considerazione del lavoro intellettuale, in Italia, oggi, forse basta un flash, un piccolo episodio che mi ha colpito in questi giorni: il magazine culturale del Corriere della Sera, che si chiama La Lettura, questa settimana si apre con quattro paginone (quattro!) dedicate a... Jovanotti.
LORENZO JOVANOTTI SU LA LETTURALORENZO JOVANOTTI SU LA LETTURA

È un simpatico ragazzone, ma non credo che - lui stesso - si ritenga un gigante del pensiero universale.
Eppure si trova su un tale palcoscenico culturale per il solo fatto che compie 50 anni, un evento - a quanto pare - superiore al 750° anniversario della nascita di Dante, che non ricordo sia stato celebrato così.

Non ho nulla contro il cantante e trovo del tutto normale che se ne parli in una pagina di "Spettacoli". Ma un tempo sulla "Terza pagina" del Corriere - che era il salotto del pensiero nazionale - trovavi gli scritti di Luigi Pirandello, Grazia Deledda, Eugenio Montale, Carlo Emilio Gadda, Gianfranco Contini, Giovanni Gentile, Pier Paolo Pasolini, Alberto Moravia, Giovanni Testori, Franco Fortini, Oriana Fallaci, Lucio Colletti, Mario Luzi...

Oggi apri La Lettura e trovi Jovanotti che - sotto la didascalia: «Il dibattito delle idee» (nientemeno) - viene interrogato da Sandro Veronesi con queste argute domande: «Allora Lorenzo. Cinquant' anni. Com' è potuto succedere?». Risposta di Jovanotti: «Assurdo, eh? Anche pensando al nome d' arte che mi sono scelto». Ripresa dell' intervistatore: «Come la mettiamo?». Pensosa replica del cantante: «Eh, non lo so. È un problema». Non siamo proprio ad alti livelli... Queste battute ricordano quasi i dialoghi teatrali di Samuel Beckett ed Eugène Ionesco. Ma involontariamente...
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È solo un esempio di ciò che i media offrono in pasto al pensiero nelle pagine culturali. Le pagine di cronaca, poi, ce ne forniscono molti altri.
Da giorni - per esempio - sappiamo tutto della separazione di Angelina Jolie e Brad Pitt e c' è da prevedere che ancora molte puntate ci aspettano per il futuro. Siamo stati accuratamente informati sulle foto di Diletta Leotta e sulla spesa domenicale di Gianni Morandi, che ha scatenato tante accese discussioni.

Sappiamo tutto sulla dotazione fisica di Rocco Siffredi la cui foto, da nudo, ha conquistato addirittura la copertina del magazine di Le Monde, mentre il Festival del cinema di Venezia lo ha celebrato presentando un film a lui dedicato: Rocco. Potremmo aggiungere altri fondamentali personaggi che riempiono quotidianamente le cronache con le loro forme, come Kim Kardashian.

 E poi gli attuali protagonisti del Grande Fratello Vip e tutta la galleria di "miti" fabbricati dal circo mediatico (ultimo arrivato è un certo Gianluca Vacchi, assurto a gran notorietà non so perché). Si potrebbe poi parlare del fenomeno degli youtuber, una celebrità-fai da-te spesso raggiunta da baldi giovanotti con esibizioni assurde o infantili o goliardiche su Youtube, ma con ricadute economiche talora notevoli.
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In questo turbinio di figurine che poi riempiono anche l' immaginario dei ragazzi - già popolato di cantanti, attori e calciatori - passa un messaggio: la cosa più importante della vita è apparire. Comunque e a ogni costo. Se appari, esisti e puoi pure far soldi. L' ideale della vita è essere qualcuno, non essere se stessi (che è un percorso durissimo, solitario e nella notte oscura).

Eppure, fuori dal mondo virtuale, fuori dalla caciara del teatro mediatico, la realtà ne avrebbe di storie da raccontare, che meriterebbero qualche attenzione. Potrebbero perfino incitare i ventenni di oggi a seguire il sentiero faticoso che porta in alta quota, piuttosto che discendere nell' ampia discesa delle apparenze o nella palude della rassegnazione. Sono storie di ingegno, di lavoro duro, storie di gente semplice e storie di geni, storie - anche - di eroismo quotidiano. A volte capita perfino che il mondo se ne accorga, sebbene si tratti di persone che hanno vissuto la loro vita in angoli sperduti del pianeta.

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E allora è una felice eccezione che merita di essere segnalata.
È il caso di due donne, oggi ottantenni e finora sconosciute a tutti.
Due persone semplici che si trovano - inaspettatamente - candidate al Premio Nobel per la pace, ma che - essendo veramente grandi - sono profondamente umili e, stupite, affermano di «non aver mai fatto nulla di straordinario». Si tratta di due suore austriache, suor Marianne Stoeger e suor Margaret Pissar, che hanno passato la loro vita ad assistere e curare i lebbrosi in un Paese - la Corea - dove questa terribile malattia colpisce duramente.

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La loro vicenda è stata raccontata due giorni fa in un bell' articolo di Vincenzo Faccioli Pintozzi sull' Osservatore romano. Nei Paesi dell' Oriente siamo di fronte a civiltà che non hanno avuto l' influsso millenario del cristianesimo, ma del buddismo e di altre filosofie simili, quindi hanno un approccio molto diverso alla malattia e alla sofferenza. «In Corea, così come in Giappone e in Cina», scrive l' Osservatore, «la malattia di Hansen (la lebbra) porta con sé uno stigma sociale connesso all' idea che si tratti di una sorta di punizione divina. Ancora oggi il lebbroso è considerato - in una società fortemente permeata dal concetto del karma - come una persona che in qualche modo "si merita quello che ha".

Per decenni, e in modo particolare durante gli anni dell' invasione giapponese, nell' Asia orientale sono sorti dei veri e propri lager dove venivano rinchiusi i malati. Abbandonati a loro stessi, sterilizzati per impedire loro di procreare, circa ventimila persone hanno vissuto come reclusi senza alcuna colpa. Incalcolabile invece il numero di coloro che sono morti per scarsità delle cure, isolamento e forse violenza. L' isola di Sorok è stata per anni uno di questi lager».
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Le due suore, poco più che ventenni, arrivarono lì nel 1962 trovando una situazione terribile: «Le botte erano la regola, così come gli aborti forzati e le sterilizzazioni. Ci sono voluti decenni per cambiare le cose». Anzitutto le due giovani religiose cominciano a rifiutare l' uso di mascherine, guanti e tute protettive, adoperate dal personale dell' ospedale.

Preferiscono esporsi senza difesa, «persino quando sangue e pus dalle ferite infette le colpiscono in faccia», perché quei poveri malati non si sentano più dei reietti, ma esseri umani amati e assistiti. Insieme con le cure - che iniziano a guarire quegli infelici - l' obiettivo principale delle due religiose è ridare loro dignità di uomini: «Cercavamo di visitarli al mattino presto, quando non c' era nessuno, e parlavamo con loro».
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Poi mangiavano con loro, quindi cercavano e ottenevano, dalla loro patria, l' Austria, aiuti per migliorare la situazione. A poco a poco quell' inferno fu cambiato dall' esempio e dal lavoro delle due donne. A cui oggi tanti malati, che sono guariti, e i loro figli, sono infinitamente grati. Capire che la lebbra è una malattia da cui è possibile guarire è un passo avanti enorme per una società. Così oggi l' ospedale pubblico coreano ha candidato al Nobel le due suore austriache perché il loro lavoro quarantennale - hanno spiegato i dirigenti dell' ospedale - «dovrebbe divenire una pietra di paragone per questa nostra era, incentrata sul materialismo».

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Le due giovani suore arrivarono in quell' inferno a un' età in cui oggi i nostri figli cercano ancora, faticosamente, la loro strada. Quelle due ragazze austriache erano mosse da un grande ideale, innamorate di un grande Amore e di sicuro non inseguivano il successo mondano. Ma di solito chi è come loro e ha lo sguardo fisso al Cielo fa anche grandi cose su questa terra.
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Le 17 foto e il VIDEO che hanno reso Emily Ratajkowski il sogno erotico di tutti i maschi

La modella e attrice americana diventata, negli ultimi tempi, il sogno erotico degli uomini di mezzo mondo, grazie al suo fisico mozzafiato, alla sua particolarissima bellezza e a quegli occhi intriganti che ammaliano e fanno sognare.
Emily non si fa pregare e ci regala una nuova ed eccitante raccolta di scatti sexy.
Buona visione.
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Ecco la Galleria Fotografica che non trovi sul suo Social.
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Emily, le nuove foto fanno girare la testa.

Emily Ratajkowski è nata a Londra, ma cresciuta a Encinitas, in California.
Il padre, John David Ratajkowski, è un pittore di origine polacca ed irlandese, mentre la madre Kathleen è una professoressa e scrittrice. Proprio a causa dei lavori dei genitori la Ratajkowski si trovò fin dalla giovane età a doversi spostare in molte parti d’Europa, per questo motivo trascorse gran parte della sua infanzia a Bantry (Irlanda) e sull’isola di Maiorca(Spagna).
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Firmò il suo primo contratto all’età di quattordici anni con la Ford Models, proseguendo però gli studi liceali a San Diego e diplomandosi infine in Belle arti. Conclusi gli studi, proseguì la sua carriera da modella a tempo pieno.
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Ha lavorato per clienti come Forever 21, Nordstroms e altre linee di lingerie. È comparsa in varie copertine di riviste internazionali e nei video musicali di Blurred Lines di Robin Thicke e di Love Somebody dei Maroon 5. Ha partecipato anche alla sitcom statunitense iCarly nel ruolo di Tasha, la ragazza di Gibby.
Nel 2014 è stata tra i protagonisti del thriller L’amore bugiardo – Gone Girl, diretto da David Fincher e tratto dal bestseller di Gillian Flynn,[4] accanto a Ben Affleck, e fa il suo debutto sulla rivista Swimsuit issue.
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Dall’estate 2014 è la nuova testimonial di Yamamay.[5] Il 31 luglio dello stesso anno annuncia la sua partecipazione come protagonista al fianco di Zac Efron nel film We Are Your Friends,[6] la cui uscita è avvenuta nel 2015.
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Claude Monet, Le bassin aux nymphéas, 1919

Claude Monet - Le bassin aux nymphéas, 1919. Oil on canvas, 39 3/8 x 40 7/8 in. (99.6 x 103.7 cm.). @ Christie's, New York. Sold for 27,045,000 USD
Grazie Arte Moderna



I 1000 quadri più belli di tutti i tempi 

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ROMA, MASSIMO CARMINATI INTERCETTATO IN CARCERE: "AI MAGISTRATI GLI PISCIO IN TESTA"

Roma, Massimo Carminati intercettato in carcere: "Ai magistrati gli piscio in testa"

«I magistrati non hanno capito che gli piscio in testa se voglio». A parlare è   Massimo Carminati. Il "cecato" come è stato soprannomintao negli ambienti della malavita romana è stato intercettato nella sua cella del carcere di Parma, dove l'ex della Banda della Magliana è detenuto in seguito all'inchiesta di Mafia Capitale.  La conversazione, captata dalle cimici piazzate dai carabinieri, e riportata dall'Espresso, è depositata agli atti del processo che vede imputato l'ex Nar, presunto capo della cupola individuata dalla procura di Roma, per associazione a delinquere di stampo mafioso. «Quando avevo 16 anni - dice precisamente - andavo in giro armato di pistola, quando poi i miei amici sono morti tutti ammazzati, io mi sono specializzato in quello che loro (i pm della procura di Roma ndr) dicono e mi accusano, ma non hanno capito che gli piscio in testa se voglio».







Il clan di Massimo Carminati

Durante i suoi colloqui con un boss, "Il cecato" si dice certo di farla franca e che il processo si chiuderà con un nulla di fatto. Intanto le udienze vanno avanti e la sentenza del maxi processo potrebbe arrivare intorno alla fine dell'anno.

http://leggo.it/news/roma/carminati_intercettazioni_piscio_in_testa_mafia_capitale_roma-1988448.html