giovedì 28 febbraio 2013

Ecco la prima classifica mondiale

Delle cattive sorprese per le democrazie occidentali :
gli 
Stati Uniti sono classificati un gradino più in basso rispetto al Costa Rica,
mentre l' 
Italia finisce dietro il Benin

Reporters sans frontières pubblica la prima classifica mondiale della libertà di stampa, dalla quale emerge, in primo luogo, che la libertà di informare e di essere informati è minacciata in ogni angolo del pianeta. Tra i 20 paesi peggio classificati nell’indice stabilito da Reporters sans frontières, troviamo alcuni Stati asiatici, africani, americani e europei. La situazione dell’Asia è particolarmente critica poiché questo continente raggruppa i cinque paesi più liberticidi del mondo : la Corea del Nord, laCina, la Birmania, il Turkmenistan e il Bhutan.

Se si guardano invece i paesi meglio classificati, ci si può rendere conto che il rispetto della libertà di stampa non è un privilegio di quelli più ricchi. Degli Stati come il Costa Rica o il Benin ci ricordano infatti che l’emergenza di una stampa libera non dipende unicamente dalla situazione economica di un paese.

Per stabilire questo indice, Reporters sans frontières ha chiesto, a dei giornalisti, a dei ricercatori o a dei giuristi, di rispondere a 50 domande che riguardavano l’insieme delle violazioni alla libertà di stampa (uccisioni o arresti di giornalisti, censura, pressioni, monopolio dello Stato in alcuni settori, sanzioni dei reati a mezzo stampa, legislazione restrittiva per i media, etc). Nel quadro finale di questa classifica vengono presi in considerazione quindi 139 paesi in totale : gli altri sono assenti a causa della mancanza di informazioni affidabili e verificate.


Nei paesi peggio classificati, la libertà di stampa è una parola priva di significato, poiché non esistono giornali indipendenti. L’unica voce è quella dei media strettamente controllati e sorvegliati dal governo. I rari giornalisti indipendenti sono costantemente tenuti sotto pressione, messi in carcere o costretti all’esilio. La stampa internazionale è vietata o autorizzata con il contagocce, e in tutti i casi, sorvegliata a vista.

In testa alla classifica, troviamo quattro paesi ex-equo : La Finlandia, l’Islanda, la Norvegia e i Paesi Bassi. Gli Stati scandinavi non solo rispettano scrupolosamente la libertà di stampa nel loro paese, ma testimoniano anche, attraverso le loro prese di posizione, il loro profondo attaccamento alla libertà di informazione anche all’estero, come hanno fatto peraltro recentemente per l’Eritrea o lo Zimbabwe. Il primo paese non europeo in testa alla classifica è il Canada, che occupa così il quinto posto nello speciale indice stabilito da Reporters sans frontières.

Paradossalmente, alcuni regimi democraticamente eletti sono classificati negativamente. E’ il caso della Colombia (al 114° posto), o del Bangladesh, (al 118° posto). In questi paesi, i movimenti armati, le milizie o alcuni partiti politici mettono costantemente in pericolo la sicurezza dei giornalisti. Da parte sua, lo Stato non utilizza tutti i mezzi di cui dispone per proteggere i giornalisti e combattere l’impunità di cui beneficiano troppo spesso i responsabili di queste violenze.

Il Costa Rica classificato in posizione migliore rispetto agli Stati Uniti
La relativamente cattiva postazione occupata dagli Stati Uniti (al 17° posto dell’indice), è essenzialmente legata al numero di giornalisti messi sotto inchiesta o incarcerati. Gli arresti a danno dei professionisti dell’informazione, sono spesso motivati con il rifiuto del giornalista a rivelare le sue fonti informative davanti ai tribunali. Inoltre, è accaduto che dall’11 settembre 2001, diversi professionisti dell’informazione sono stati arrestati anche solo per aver violato il perimetro di sicurezza di alcuni edifici pubblici.

Il paese sudamericano meglio classificato è invece il Costa Rica, che occupa la 15ma posizione nell’indice stabilito da Reporters sans frontières. Questo Stato si distingue quindi per essere tradizionalmente l’allievo-modello del continente americano in materia di rispetto della libertà di stampa. Nel febbraio 2002, Il Costa Rica ha quindi abbandonato il "club" dei 17 paesi americani che continuano a punire con pene carcerarie il reato di “oltraggio” ai funzionari statali. L'assassinio del giornalista, Parmenio Medina, consumato nel luglio 2001, si può definire quindi un fatto eccezionale nella storia della stampa del Costa Rica.

Cuba, l’ultima dittatura del continente americano, classificata al 134° posto dell’indice, è l’unico paese della regione dove non esiste di fatto il pluralismo dell’informazione e che continua a incarcerare i giornalisti. Ad Haïti (che occupa il 106mo posto), i giornalisti sono vittime delle violenze compiute dalle milizie regolarmente spalleggiate dal governo.

Una cattiva sorpresa in Europa: l'Italia
Gli Stati europei sono piuttosto ben classificati, ad eccezione dell’Italia che occupa il 40° posto nell’Unione dei 15. In questo paese, il pluralismo dell’informazione è seriamente minacciato. Il presidente del Consiglio, 
Silvio Berlusconi, moltiplica le pressioni sulla televisione pubblica, mettendo i suoi uomini di fiducia nei posti-chiave dei media di Stato. Inoltre, il presidente del Consiglio, oltre ad esercitare le sue funzioni di capo dell’esecutivo, continua di fatto a essere il gran patron di un potentissimo gruppo multimediale privato. Inoltre, la detenzione a cui è stato sottoposto, per esempio, il giornalista Stefano Surace, condannato per dei reati a mezzo stampa che risalgono a oltre 30 anni fa, oppure la messa sotto sorveglianza di alcuni giornalisti diventati oggetto di numerose perquisizioni, convocazioni giudiziarie e sequestro di materiale a causa delle inchieste che stavano seguendo, spiegano la cattiva posizione occupata dall’Italia.

La Francia (all’11° posto dell’indice), è solo all’ottava posizione tra i paesi dell’Unione europea a causa di alcune inquietanti disposizioni in materia di protezione del segreto professionale e della messa sotto inchiesta di diversi giornalisti nel corso degli ultimi mesi.

Tra i paesi candidati a integrare l’Unione europea, la Turchia (al 99mo posto), occupa decisamente una pessima postazione nell’indice stabilito da Reporters sans frontières. Malgrado gli sforzi compiuti dal governo turco nella prospettiva dell’adesione di questo paese all’Unione europea, sono stati comunque condannati numerosi giornalisti a pene carcerarie e i media sono regolarmente sottoposti a operazioni di censura. Le violazioni alla libertà di stampa sono particolarmente gravi nel sud-est del paese.

In altri paesi europei, come la Bielorussia (al 124mo posto), la Russia (al 121mo posto) o altre ex-repubbliche sovietiche, è ancora molto difficile esercitare la professione di giornalista. Diversi professionisti dell’informazione sono stati uccisi o messi in stato di detenzione in questa parte del mondo. Il giornalista 
GrigoryPasko, in carcere dal dicembre 2001 nella regione di Vladivostok (Russia), è stato condannato a quattro anni di carcere per aver reso pubbliche delle immagini di “smaltimento” di rifiuti radioattivi liquidi, liberamente riversati nel mare del Giappone dalla flotta militare russa.

La situazione in Medio Oriente e l’ambivalenza di Israele
Non figura nessun paese del mondo arabo tra i primi 50 presi in considerazione in questo indice che misura lo stato della libertà di stampa nel mondo. Il Libano arriva solo in 56ma posizione e lo stato della libertà di informazione in questa regione non è affatto incoraggiante. In Irak (al 130mo posto) e in Siria (al 126mo), lo Stato utilizza tutti i mezzi a sua disposizione per controllare la stampa e mettere a tacere le voci dissidenti. 
Saddam Hussein, in particolare, ha un unico obiettivo per i media del suo paese : farli funzionare come cassa di risonanza della propaganda di regime. In Libia, (al 129 posto) e in Tunisia (in 128ma posizione), non è tollerata nessuna critica nei confronti del colonnello Mouammar Kadhafi o del presidente Zine Ben Ali.

In seguito all’indebolimento politico subito dall’Autorità palestinese, (82ma in classifica), gli attentati alla libertà di informazione si sono ridotti. Tuttavia, alcuni media dell’opposizione islamica sono stati chiusi e sono stati compiuti diversi tentativi di intimidazione e di aggressione nei confronti di giornalisti palestinesi e stranieri e tutta una serie di temi continuano a rimanere un argomento-tabù. L'obiettivo è chiaro : presentare al mondo un’immagine unitaria del popolo palestinese e celare le manifestazioni di sostegno agli attentati anti-israeliani.

L'attitudine di Israele (92mo in classifica), nei confronti della libertà di stampa è decisamente ambivalente. Malgrado le forti pressioni esercitate sulla televisione e la radio pubblica, il governo israeliano rispetta formalmente la libertà di espressione dei media del paese. Per contro, in 
Cisjordania e a Gaza, Reporters sans frontières ha registrato una serie di violazioni del Patto internazionale, ratificato dallo Stato ebraico, relativo ai diritti civili e politici che garantiscono la libertà di stampa. Dal marzo 2002, data di inizio dell’incursione dell’esercito israeliano nelle città palestinesi, a molti giornalisti è stata vietata la libera circolazione, oppure hanno subito percosse, minacce, arresti o sono diventati a loro volta obiettivi, hanno riportato ferite o sono stati privati del loro accredito stampa, oppure sono stati sbrigativamente espulsi dal paese.

I buoni e i cattivi esempi africani
L'Eritrea (al 132mo posto) e lo Zimbabwe (al 122mo), sono gli Stati più repressivi dell’Africa subsahariana. Nel settembre 2001 in Eritrea tutta la stampa privata è stata vietata dal governo e 18 giornalisti sono a tutt’oggi in prigione. Da parte sua, il presidente dello Zimbabwe, 
Robert Mugabe, si distingue regolarmente per le sue prese di posizione particolarmente virulente nei confronti della stampa estera o d’opposizione.

All'opposto, il paese africano meglio classificato è il 
Benin (in 21ma posizione), che peraltro figura tra i 15 stati più poveri del mondo, secondo l’ultimo rapporto del Programma delle Nazioni unite per lo sviluppo (PNUD). Infine, in altri Stati africani, come il Sud-Africa (al 26mo posto), il Mali (al 43mo), la Namibia (al 31mo) o il Senegal (al 47mo), esiste una reale libertà di stampa.

Reporters sans frontières –Segretariato internazionale
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Per altre informazioni, contattare
Reporters sans frontières-Italia
Flora Cappelluti (corrispondente)
c/o Circolo della Stampa
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Tel : (39) 02 76 02 27 12-26 71 - Fax : (39) 02 76 00 90 34
cell : 328/41 89 510



La classifica
Posto occupato nella classifica
Paese
Nota
1 Finlandia 0,50
 - Islanda 0,50
 - Norvegia 0,50
 - Paesi-Bassi 0,50
5 Canada 0,756 Irlanda 1,007 Germania 1,50
   - Portogallo 1,50
   - Svezia 1,50
10 Danimarca 3,0011 Francia 3,2512 Australia 3,50
   - Belgio 3,50
14 Slovenia 4,0015 Costa Rica 4,25
   - Svizzera 4,25
17 Stati-Uniti 4,7518 Hong-Kong 4,8319 Grecia 5,0020 Equador 5,5021 Benin 6,00
   - Regno-Unito 6,00
   - Uruguay 6,00
24 Cile 6,50
   - Ungheria 6,50
26 Sud Africa 7,50
   - Austria 7,50
   - Giappone 7,50
29 Spagna 7,75
   - Polonia 7,75
31 Namibia 8,0032 Paraguay 8,5033 Croazia 8,75
   - Salvador 8,75
35 Taïwan 9,0036 Mauritius 9,50
   - Perù 9,50
38 Bulgaria 9,7539 Corea del Sud 10,5040 Italia 11,0041 Repubblica ceca 11,2542 Argentina 12,0043 Bosnia-Herzegovina 12,50
   - Mali 12,50
45 Romania 13,2546 Capo-Verde 13,7547 Senegal 14,0048 Bolivia 14,5049 Nigeria 15,50
   - Panama 15,50
51 Sri Lanka 15,7552 Uganda 17,0053 Niger 18,5054 Brasile 18,7555 Costa d’Avorio 19,0056 Libano 19,6757 Indonesia 20,0058 Comorres 20,50
   - Gabon 20,50
60 Repubblica federale di Yugoslavia 20,75
   - Seychelles 20,75
62 Tanzania 21,2563 Repubblica centrafricana 21,5064 Gambia 22,5065 Madagascar 22,75
   - Tailandia 22,75
67 Bahreïn 23,00
  - Ghana 23,00
69 Congo 23,1770 Mozambico 23,5071 Cambogia 24,2572 Burundi 24,50
   - Mongolia 24,50
   - Sierra Leone 24,50
75 Kenya 24,75
   - Messico 24,75
77 Venezuela 25,0078 Kowait 25,5079 Guinea 26,0080 India 26,5081 Zambia 26,7582 Autorità palestinese 27,0083 Guatemala 27,2584 Malawi 27,6785 Burkina Faso 27,7586 Tadjikistan 28,2587 Chad 28,7588 Camerun 28,8389 Marocco 29,00
   - Filippine 29,00
   - Swaziland 29,00
92 Israele 30,0093 Angola 30,1794 Ghinea-Bissau 30,2595 Algeria 31,0096 Djibouti 31,2597 Togo 31,5098 Kirghizistan 31,7599 Giordania 33,50
   - Turchia 33,50
101 Azerbaïdjan 34,50
     - Egitto 34,50
103 Yemen 34,75104 Afghanistan 35,50105 Sudan 36,00106 Haïti 36,50107 Etiopia 37,50
     - Rwanda 37,50
109 Liberia 37,75110 Malaisia 37,83111 Brunéi 38,00112 Ukraina 40,00113 Repubblica democratica del Congo 40,75114 Colombia 40,83115 Mauritania 41,33116 Kazakhstan 42,00117 Guinea equatoriale 42,75118 Bangladesh 43,75119 Pakistan 44,67120 Uzbekistan 45,00121 Russia 48,00122 Iran 48,25
      - Zimbabwe 48,25
124 Bielorussia 52,17125 Arabia Saudita 62,50126 Siria 62,83127 Nepal 63,00128 Tunisia 67,75129 Libia 72,50130 Irak 79,00131 Viet-nam 81,25132 Eritrea 83,67133 Laos 89,00134 Cuba 90,25135 Bhutan 90,75136 Turkmenistan 91,50137 Birmania 96,83138 Cina 97,00139 Corea del Nord 97,50


Note metodologiche
Questo indice stabilito da Reporters sans frontières permette di misurare lo stato della libertà di stampa nel mondo e riflette il grado di libertà di cui beneficiano i giornalisti e i media di ogni paese e i mezzi messi in opera dagli Stati per far rispettare questa libertà.
Il questionario
• Per stabilire questa classifica, Reporters sans frontières ha realizzato un questionario che prende in considerazione i principali criteri che permettono di valutare la situazione della libertà di stampa in ogni paese. Questo questionario prende quindi in considerazione la totalità degli attentati diretti contro i giornalisti (uccisioni, incarcerazioni, aggressioni, minacce, etc), o contro i media (operazioni di censura, sequestri di materiale, perquisizioni, pressioni, etc) e segnala anche il grado di impunità di cui beneficiano gli autori di queste violazioni alla libertà di stampa.
Internet compreso
• Questo questionario tiene conto anche del quadro giuridico nel quale opera il settore dei media (sanzioni dei reati a mezzo stampa, monopolio dello stato in alcuni settori, presenza di organi di vigilanza, etc.) e il comportamento dello Stato nei confronti dei media pubblici e della stampa internazionale. Inoltre, rileva i principali attentati alla libertà di circolazione delle informazioni in Internet.
Quali soprusi?
• Reporters sans frontières non ha solamente tenuto conto dei soprusi provocati dagli Stati, ma anche di quelli compiuti dalle milizie armate, dalle organizzazioni clandestine o dei gruppi di pressione che possono rappresentare una reale minaccia per la libertà di stampa. Da parte loro, alcuni Stati non utilizzano sempre tutti i mezzi di cui dispongono per combattere l’impunità di cui troppo spesso beneficiano i responsabili di queste violenze.
Chi ?
• Questo questionario è stato inviato a delle persone che hanno una reale conoscenza della situazione della libertà di stampa in uno o diversi paesi : quindi, a dei giornalisti locali o che risiedono nel paese, a dei ricercatori, giuristi, o specialisti di una regione e ai ricercatori che fanno capo al segretariato internazionale di Reporters sans frontières.
Quali paesi ?
• I paesi classificati sono quelli dai quali Reporters sans frontières ha ricevuto i questionari compilati dalle diverse fonti indipendenti. Altri paesi non figurano nella classifica a causa della mancanza di informazioni affidabili e sicure. In caso di parità di posizione tra diversi paesi nella classifica, questi ultimi sono elencati per ordine alfabetico.
La libertà di stampa
• Questo indice della libertà di stampa è un’istantanea della situazione fotografata in un certo momento e prende quindi in esame solo gli avvenimenti accaduti tra il settembre 2001 e l’ottobre 2002, senza tener conto dell’insieme delle violazioni dei diritti dell’uomo : quindi questo indice vuole riflettere unicamente lo stato della libertà di stampa.

• Infine, in ogni caso, questo lavoro non deve essere interpretato come un indicatore della qualità della stampa nei paesi presi in considerazione. Reporters sans frontières difende la libertà di stampa, senza mettere in discussione la qualità dei contenuti editoriali dei media. Per stabilire questa classifica quindi non sono state prese in considerazione le eventuali derive etiche o deontologiche.

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