venerdì 31 maggio 2013




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PDT
Premesso che si tratta del 1° turno elettorale e che le dinamiche del 2° (ballottaggio) sono diverse ed incerte, esprimo qui un mio commento sulla gestione e l’andamento di questa prima tornata elettorale a Roma. Prima e durante la campagna elettorale, mass-media e manifesti elettorali hanno presentato solo tre candidati-sindaco: Alemanno, Marino, Marchini, più una comparsa, De Vito (M5S). Completamente assente, non solo la notizia essenziale di come si vota, ma anche qualsiasi riferimento alle elezioni nei Municipi.
ballottaggio andassero Marino e Alemanno
ballottaggio andassero Marino e Alemanno

Era dato per scontato, com’è avvenuto puntualmente, che al ballottaggio andassero Marino e Alemanno. Perciò molti non hanno votato, riservandosi di farlo al 2° turno, quello decisivo per la nomina del sindaco. Tutti gli altri candidati e le relative liste sono stati totalmente oscurati. I risultati hanno rispecchiato appunto, come da decenni, la volontà e le indicazioni della propaganda mediatica dominante. Come nelle politiche, maggioritarie e binarie, hanno prevalso i candidati dei due partiti affini e consociativi, PD e PDL, che insieme al governo del Paese, si contendono a Roma la poltrona di sindaco.

Di fronte all’imbroglio elettorale a risultato scontato, quasi il 50% dei elettori non ha votato (47,2%). I voti validi sono poi l’82% dei voti espressi, mentre le schede bianche e nulle raggiungono il 3,39 %. Quasi tutti i commentatori spiegano, strumentalmente, l’astensionismo di massa, non come ripudio dei partiti dominanti che loro sponsorizzano, ma come “antipolitica”: una sciocchezza grossolana ed ipocrita perché la politica ci appartiene e determina il nostro modo di vivere, di lavorare, di studiare, di curarci, ecc. Ovviamente l’aumento dell’astensionismo dei cittadini più indignati e vessati, favorisce i due partiti di governo e le loro liste, a tutto danno delle liste minori, più innovative e conflittuali: De Vito (M5S), Alfio Marchini, Sandro Medici (oscurato totalmente prima e durante le elezioni). Tra qualche giorno, dopo le solite lacrime da coccodrillo, nessuno ne parlerà più e conteranno le poltrone.
Anche la novità del movimento M5S, decollato con le idee bellicose di Grillo, si va sgonfiando, non solo a Roma, ma in tutti i Comuni in cui si è votato. Credo che questo movimento debba rivedere l’egemonia assoluta di Grillo e Casaleggio, per organizzarsi, decidere ed agire in modo democratico, trasparente e collegiale. Deve affrontare i problemi nodali della politica italiana, che non sono quelli delle diarie dei parlamentari o dei privilegi della casta partitica. Occorre stabilire alleanze credibili e possibili. Gli strilli e le invettive di Grillo hanno alquanto stufato, anche perché “atterrano” spesso su questioni di basso profilo e su azioni inconcludenti, con risultati inconsistenti. M5S deve anche capire che delle due caste anticostituzionali dominanti – quella dei giornalisti e quella dei partiti – è la prima quella più potente e devastante. Eppure tutti inveiscono solo contro la “casta politica” (in realtà partitica), dimenticando l’altra ben più potente e mistificante.
Queste elezioni, come quelle politiche precedenti, hanno ribadito una realtà elementare: serve un partito di opposizione vera al neoliberismo e un riscatto popolare rispetto alla egemonia di mass-media e giornalisti. Gli oppositori più radicali devono anche smetterla di snobbare le elezioni, astenendosi, per affidare solo alle manifestazioni di piazza e agli scioperi la lotta contro il neoliberismo (capitalismo). Le elezioni, per quanto truccate, contano, nel senso di stabilizzare i poteri dominanti e rilanciarli nello immaginario collettivo: un fattore che ha un suo peso nella lotta di liberazione anticapitalistica.
Nei Comuni dove la sinistra di opposizione – SEL, Rif.com, Comunisti italiani, PSI – si è presentata unita, i risultati sono incoraggianti, nonostante i limiti dei leader di questi partiti e la censura mediatica. E’ tuttavia palese che la sinistra, fuori dal PD, registra ancora un risultato negativo e molto deludente. Sui risultati attuali gioca, non solo la legge elettorale “presidenzialista o leaderistica”, ma anche la potenza economica e mediatica dei candidati e delle liste. Perciò la lotta per democratizzare le elezioni e i mass-media, riportandoli in ambito costituzionale, è parte integrante della lotta contro il capitalismo, le sue regole e le sue pratiche, autoritarie ed oppressive.
Qui sta anche la scommessa di un nuovo ed unico partito comunista ed anticapitalista, che agisca come motore, anche elettorale, della riscossa popolare e sociale ormai ineludibile.
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Francesco Ciaccia

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