giovedì 31 luglio 2014

Il «nazionalismo dal basso» di Grillo

Giuliano Santoro

Giuliano Santoro studia da tempo il «fenomeno» Grillo. Di certo – possiamo testimoniarlo direttamente – da prima che il Qualunque, come lo chiama lui, decidesse di partecipare alle competizioni elettorali. Pubblichiamo qui il suo ultimo articolo, non solo perché contiene l’analisi più lucida (e preoccupante) sulla complessa maschera comico-politica di Beppe Grillo, ma perché la sua argomentazione parte da un punto di vista che è «comune» a molti di noi. L’articolo in questione, poi, mostra un’interpretazione «nazionalista dal basso» del fenomeno Grillo, legge dunque in profondità la realtà di questi anni, cioè molto, molto al di là dei miseri tamburi elettorali, delle ossessive invettive contro la corruzione e delle superficiali polemiche sulla democrazia.
Giuliano Santoro*

 La ricerca dell’Istituto Cattaneo uscita di recente per Il Mulino conferma quanto andavamo sostenendo in tempi non sospetti: il grillismo pesca sia da destra che da sinistra. Qualche mese fa, qualcuno si ostinava ancora a catalogare il fenomeno del Movimento 5 Stelle come se si trattasse una mutazione di alcune forme della sinistra radicale, persino di quella «movimentista» o dell’ultima mutazione del civismo e dei comitati ambientalisti. Invece, i dati confermano in maniera sempre più evidente come il Movimento 5 Stelle è quantomeno un fenomeno trasversale e ambivalente, capace di cogliere sia la frustrazione di alcuni elettori provenienti dal campo del centrosinistra che i rancori e le pulsioni provenienti dal centrodestra.
Qualche giorno fa davanti alla emblematica piazza bolognese, dove tutto ebbe inizio con il «VaffaDay» del 2007, Beppe Grillo ha utilizzato il gancio della proposta-shock, non si capisce se inoltrata ad Al Qaeda o ai francesi, di bombardare Montecitorio. Dal dettaglio del cartello sul palco delle coordinate da suggerire all’eventuale bombarolo, si capisce come tutto fosse architettato per guadagnare qualche titolo nei tg e qualche colonna in prima pagina (a Grillo, nonostante tutto, piacciono i vecchi media) ed in seguito polemizzare contro «i giornalisti di regime» colpevoli di veicolare notizie false.
Attenzione. Il punto non è se siamo d’accordo sul fatto che – metaforicamente, per carità – il Parlamento salti in aria. Per capire davvero cosa ci troviamo davanti e per utilizzare questa vicenda come cartina di tornasole della situazione italiana invece che come esercizio retorico per fare le pulci a Grillo e ai suoi fan, dobbiamo sfuggire al pericoloso frame incendiario dei missili su Roma. Concentriamoci piuttosto sul fatto che questo «Tsunami Tour» conferma l’attenzione del comico-leader nell’impiegare parole, temi e schemi logici che pescano sia a destra che a sinistra. Prendiamo il discorso bolognese, ad esempio. Trascriviamo il frammento tanto contestato e smontiamolo per decostruirlo.
«Noi siamo italiani, cari signori. Abbiamo perso l’identità. Non c’è più lo Stato. Non sai più chi siamo». L’incipit accarezza gli elettori di destra, il nazionalismo, il senso di smarrimento e l’orgoglio di essere italiani. Grillo prosegue: «Andiamo in guerra… Siamo già in guerra. Siamo soci nella logistica coi francesi che vanno a bombardare il Mali. Vanno a bombardare i tuareg e i musulmani e vanno a dare una mano a un governo golpista, che ha preso il potere nel Mali, che è strategico come posizione, c’è l’uranio e c’è l’oro. Loro sono imperialisti». Qui richiama l’attenzione degli elettori di sinistra, facendo riferimento alle mosse neo-colonialiste dei francesi cui forniamo appoggio logistico.
Poi riprende il discorso più sciovinista, stuzzicando la rivalità coi cugini d’oltralpe: «’Sti cazzo di francesi. Li vedi: Egalité, Bonaparté… [mette in scena una specie di grammelot francofono]. Noi gli facciamo la logistica dei missili». Senza soluzione di continuità si passa di nuovo al sentimento di quelli che qualche anno fa sventolavano le bandiere arcobaleno: «Ma io ci ho l’articolo 11! Noi siamo contro qualsiasi tipo di guerra!». La parte conclusiva è un mix indistinguibile di destra e sinistra, di paura dei musulmani: sono potenziali terroristi ma vengono anche chiamati «amici». Fino alla conclusione che tanto ha scandalizzato. «Ma scusate, vi faccio una domanda. Bombardi i musulmani? Ma c’è Al Qaeda! Se Al Qaeda si incazza, viene qua e fa una rappresaglia, con chi ce la dobbiamo prendere. Allora dato che siamo in Eurovisione, voglio dire a tutti gli amici musulmani che non me ne frega niente. Non l’ho deciso io. Non siamo coi francesi. Se proprio volete bombardare… Qualche missile… Allora ve le diamo noi le coordinate [Si gira verso un collaboratore sul palco gli fa leggere dei numeri su un pezzo di carta]. Le coordinate giuste sono 41 gradi 52 primi a nord 12 e gradi 28 primi a est. È leggermente più giù di Bologna, è una cittadina carina. Il punto è preciso, il vuoto chirurgico. Il Parlamento italiano».
«Nazionalismo dal basso, comunità dei produttori contro i ‘parassiti della Nazione’ che risiedono sul suolo patrio, ma anche contro quelli che ne stanno fuori»: così Nicola Casale in una riflessione sul grillismo ha sintetizzato uno degli approdi ultimi dell’ideologia prêt-à-porter della macchina elettorale messa in piedi da Grillo&Casaleggio. L’analisi di Casale è intrigante: il grillismo pesca nella composizione sociale del ceto medio impoverito e dei piccoli imprenditori colpiti dalla crisi per estendersi ai giovani precari in cerca di «merito» e di giusta valutazione delle loro «competenze». La composizione politica, di conseguenza, risentirebbe del neoliberismo e dell’individualismo proprietario del ventennio precedente, ma con una differenza sostanziale: in tempo di crisi dell’ideologia e del mito del mercato, chi detiene le «competenze» deve rimpiazzare «La Casta» dei politici.
Ancora, uno schema che proviene genericamente da sinistra (il mettersi al servizio di una comunità, perseguire e difendere il bene comune) viene pervertito e spostato sul piano nazionale: impegnarsi nel M5S significa «riconoscersi come ‘comunità di interessi’ contro i ‘parassiti della Nazione’, politici, grande finanza e grande industria». Assistiamo, spiega ancora Casale, alla «fusione eclettica di argomenti di ‘sinistra e di ‘destra’ per fondare un programma ‘né di destra, né di sinistra’, e, dunque, ‘veramente’ nazionale e nazionalista», sottolineando come questa deriva verso un «nazionalismo dal basso» potrebbe pericolosamente contagiare altri paesi colpiti dalla crisi.


Articolo pubblicato su Micromega on line e su Dinamopress.it.

http://comune-info.net/2013/02/il-grillismo-come-nazionalismo-dal-basso/

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