lunedì 15 dicembre 2014

SOTTOBOSCO DER CUPOLONE - TOMMASO GIUNTELLA E’ PASSATO DAL COORDINAMENTO DEL COMITATO BERSANI ALLE INTERCETTAZIONI IN CUI CARMINATI SI VANTA DI MANOVRARLO - POI IL “TABACCAIO” CORATTI E IL “CALDARROSTAIO” TREDICINE - - - - -

Mirko Coratti lasciò Forza Italia per passare all’Udeur e da lì alla sinistra, dove ha portato in dote i voti dei tabaccai - Luca Odevaine, ex vicecapo di gabinetto di Veltroni, una volta si chiamava Odovaine, ma cambiò il nome per nascondere una condanna indultata per droga. Non se n’è accorto nessuno, tranne il Dipartimento di Stato di Washington…


Tommaso GiuntellaTOMMASO GIUNTELLA
Mattia Feltri per “la Stampa”

Fondamentalmente sono uomini sfortunati. Prendete Tommaso Giuntella, trent’anni, ex boy scout. Faceva parte del terzetto di coordinatori del comitato di Pierluigi Bersani al tempo delle primarie vinte contro Matteo Renzi. Gli altri due erano Alessandra Moretti e Roberto Speranza, che sono diventati renziani e hanno fatto un carrierone: lei europarlamentare e candidata a governare il Veneto, lui capogruppo alla Camera; a Giuntella, poi sconfitto alle primarie per la guida della federazione romana da Lionello Cosentino, era rimasto più nulla, e ora gli capitano pure le intercettazioni in cui la ghenga di Massimo Carminati si vanta di manovrarlo.

Uomini sfortunati come Luca Gramazio, 34 anni, ex capogruppo di Forza Italia in Regione, ma soprattutto figlio di Domenico, un tempo missino, in seguito senatore di An noto come il Pinguino, impietoso soprannome per le braccia leggermente corte, e fornitore ufficiale della mortadella che il collega Nino Strano si pappò in aula, a Palazzo Madama, il giorno della caduta di Romano Prodi. Sfortunato, Luca, perché papà lo portò a un pranzo proprio con Carminati al ristorante «Dar Bruttone», zona San Giovanni. Capite? Se il ristorante si fosse chiamato «da Mimmo» ci sarebbe almeno poco terreno per l’ironia.
mirko corattiMIRKO CORATTI

E invece va così. Il mondo della Cupola o - com’è stato detto - del nuovo Cupolone: è attraversato da personaggi dalle notevoli biografie. Una delle migliori appartiene a Mirko Coratti, quarantunenne di Monte Sacro, presidente del Pd dell’Assemblea capitolina. La cosa è un po’ scomparsa dai profili ufficiali, ma Coratti fu un gran berlusconiano: una decina d’anni fa, sempre dal consiglio comunale, chiese la testa di Antonio Tajani e minacciò di incatenarsi al cancello di Palazzo Grazioli. Non ce ne fu bisogno, Berlusconi lo ricevette e gli disse: «Mirko, i giovani sono il futuro».

luca gramazioLUCA GRAMAZIO
Niente da fare, Mirko lasciò Forza Italia per passare all’Udeur e da lì alla sinistra, dove ha portato in dote i voti dei tabaccai: lui ne è il leader di riferimento, e infatti si trovano sue ficcanti proposte sulla sicurezza dei tabaccai, gli orari dei tabaccai, i convegni dei tabaccai e così via.

Allo stesso modo Giordano Tredicine, trentaduenne consigliere di Forza Italia, è la quinta colonna dei caldarrostai, e in più in genere di ambulanti e camion bar; Tredicine (che compare nelle intercettazioni ma non è indagato) è l’ultimo erede di una dinastia cominciata col nonno Donato, che arrivò a Roma dall’Abruzzo per vendere caldarroste. «Dacce du’ castagne, Tredicine, dacce du’ castagne» è il coro di scherno che talvolta si alza nell’aula Giulio Cesare durante le sedute del consiglio.

Insomma, il mondo è un po’ questo. È il mondo già molto raccontato di Luca Odevaine, prossimo ai sessanta, ex vicecapo di gabinetto di Walter Veltroni; una volta si chiamava Odovaine, ma cambiò il nome per nascondere una condanna indultata per droga.

odevaineODEVAINE
Non se n’è accorto nessuno, tranne il Dipartimento di Stato di Washington - ufficio un po’ meno dispersivo dei nostri - che ancora pochi mesi fa ha negato a Odevaine il visto di ingresso. Di lui vanno ricordati gli anni giovanili in Legambiente, quando guidava assalti alla sede Renault di Roma per protestare contro i test atomici a Mururoa, o si girava l’Italia sulla Goletta Verde, e già terrorizzava i sindaci.


LO CARICANO I 101? - PER NON RESTARE UCCELLATO COME BERSANI, RENZI MANDA LUCA LOTTI DAI PARLAMENTARI PD PER LA PARTITA DECISIVA DEL QUIRINALE - MA CIVATI GLI HA TIRATO IL PRIMO SASSO: HA CANDIDATO PRODI

È sui gruppi di Camera e Senato che si incentrerà l’attenzione - Nelle consultazioni non verranno fatti nomi di futuribili candidati, ma possibili identikit e, nel frattempo, in questo modo si verificheranno i numeri a disposizione e le alleanze interne - Dopo la candidatura di Prodi da parte di Civati, Renzi ha solo smitizzato l’Ulivo…

Maria Teresa Meli per il “Corriere della Sera

RENZI LOTTIRENZI LOTTI
Il Partito democratico non ha avviato le grandi manovre per il Quirinale con grande anticipo. In un colloquio riservato, lo scorso luglio, Napolitano aveva avvisato Renzi che era sua intenzione lasciare il Colle una volta terminato il semestre di presidenza italiana della Ue. Ma il premier aveva sperato di riuscire a convincere il presidente a restare al suo posto ancora un po’. Si fidava della sua sponda («è un uomo eccezionale») e ne aveva bisogno.

Poi ha dovuto prendere atto che non c’erano le condizioni per andare avanti. E, quindi, ha subito messo in moto la macchina dei fedelissimi per affrontare una questione che, come dice in pubblico, non gli «fa paura», ma che, come ammette in privato, «è cruciale». Il primo passo, ovviamente, è quello di tenere il Pd più unito possibile, perché solo così si potrà andare da posizioni di forza a una trattativa con gli altri partiti che non si trascini per le lunghe.

RENZI LOTTIRENZI LOTTI
Il presidente del Consiglio, perciò, sta agendo su due terreni. Da una parte, Graziano Delrio e i suoi due vice Lorenzo Guerini e Debora Serracchiani stanno istruendo il «dossier Quirinale», dall’altra il suo braccio destro e sinistro Luca Lotti da oggi dovrebbe cominciare a consultare i parlamentari del Pd. Non sarà il premier a fare incontri con i capi corrente, perché questo non è un metodo che gli piace: «Non sto trattando con Bersani e non lo farò». È sui gruppi di Camera e Senato che si incentrerà la sua attenzione tramite il fidatissimo Lotti. Nelle consultazioni non verranno fatti nomi di futuribili candidati, ma possibili identikit e, nel frattempo, in questo modo si verificheranno i numeri a disposizione e le alleanze interne.

Certo, i renziani ritengono che, come spiegava ieri David Ermini, «gli agguati siano sempre possibili». Anche se Stefano Fassina ha assicurato che «il Quirinale non sarà un terreno di scontro». La cautela, però, è d’obbligo, benché Renzi si mostri ottimista con i suoi collaboratori: «I numeri nel Pd ce li ho io».

GRAZIANO DELRIOGRAZIANO DELRIO
Però in una partita così complessa è sempre bene giocare le proprie carte con accortezza. Per esempio, la candidatura di Romano Prodi da parte di Pippo Civati (il quale ora lega la sua possibile fuoriuscita dal Pd proprio all’elezione del nuovo capo dello Stato) ha messo una pulce nell’orecchio al premier e ai suoi. Difficile — è il ragionamento che viene fatto dai più stretti collaboratori di Renzi — che Civati abbia candidato Prodi senza nessuna autorizzazione da parte dell’interessato, o quanto meno senza averlo avvertito prima.

Che senso avrebbe buttare nel tritacarne un nome di quel calibro, tanto più dopo che un anno prima ha subito una bruciante sconfitta nelle votazioni presidenziali a opera degli ormai famosi 101 franchi tiratori? Perciò in molti, nella platea dell’Assemblea nazionale del Pd, ieri, non hanno giudicato casuali i ripetuti tentativi di Renzi di smitizzare quell’Ulivo, che non è riuscito a rispettare «le promesse fatte in campagna elettorale».
GIUSEPPE CIVATI FOTO LAPRESSEGIUSEPPE CIVATI FOTO LAPRESSE

Ma l’idea di voler prima consultare senatori e deputati del Pd per essere sicuro delle proprie forze in campo non significa certo che il premier ritenga di poter far da solo. Non è il caso né il momento: «Poi dovremo naturalmente costruire un percorso in Parlamento dialogando e confrontandoci con tutti». Del resto, lo ha detto anche dal palco della riunione del parlamentino del suo partito, quando, per la prima volta ufficialmente, ha dato per scontato l’addio di Napolitano al Quirinale. Ed è convinzione anche della minoranza che quello del dialogo con le altre forze politiche sia un percorso inevitabile.

romano prodiROMANO PRODI
Ma ecco le parole del premier: «Può darsi che questa sia l’ultima Assemblea nazionale del Pd con Napolitano presidente. Io non sono preoccupato perché sono sicuro che questo Parlamento sarà in grado di eleggere il capo dello Stato quando sarà il momento. Il fatto che nel 2013 abbia fallito il colpo non significa che oggi non sia stata imparata quella lezione.

Non ho dubbi che il Pd, dopo una discussione interna, andrà a parlare con le altre forze politiche e individueremo un garante delle istituzioni autorevole. Non è il momento di evocare paure e minacce». Il sogno è quella di farcela al primo colpo, come fu per Ciampi, la certezza è che se non sarà così, nelle prime tre votazioni, quelle dove occorre una maggioranza qualificata, si andrà con la scheda bianca per non bruciare nessun nome, evitando di ripetere l’errore del 2013.


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MANOVRA ELETTORALE - TIRA ARIA DI ELEZIONI: DAGLI AGRICOLTORI AI TIR IL GOVERNO ELARGISCE IN EXTREMIS FONDI A PIOGGIA PER TUTTI: RISORSE ANCHE PER IL TERREMOTO IN SICILIA DI 24 ANNI FA!

L’aria di elezioni si scorge passando al setaccio i 60 emendamenti governativi: dal “Salva Piemonte” ai 50 milioni per investimenti in Sardegna e rimborso accise in Valle d’Aosta - Mano tesa verso alcuni settori produttivi organizzati (agricoltori) - Stanziati 30 milioni per il collegamenti marittimo nello stretto di Messina e 15 per il Duomo di Milano...

Roberto Petrini per “la Repubblica

renzi cravattaRENZI CRAVATTA
Alcuni nomi evocano tragedie della storia e vicende umane che fanno rabbrividire: da Auschwitz a Chernobyl. Gli emendamenti arrivano puntuali, all’ultimo momento, nel distratto dibattito parlamentare. Chi può dire di no al fatto che l’Italia, come la Germania e altri Paesi, stanzi un milione una tantum per mantenere la memoria dell’orrido campo di sterminio? E chi può opporsi ai quasi 6 milioni per la tragedia nucleare accaduta nel 1986 nella località oggi in Ucraina? Anche per il Comitato paralimpico: niente da dire per i 7 milioni nel 2015.

Il dubbio è se questi interventi, che in fondo non spostano gli aggregati della finanza pubblica, debbano ancora passare per la Legge di Stabilità, senza programmazione, lasciando il sospetto che al momento del varo del disegno di legge siano stati trascurati e solo in extremis recuperati per evitare figuracce. Tanto più che la zona tra le iniziative meritorie e quelle meno importanti diventa grigia e opinabile: così anche il leghista Salvini prende la palla al balzo e si fa paladino dei non vedenti, reclamando a viva voce i 6 milioni che mancano per l’Unione italiana ciechi. Altri seguiranno.
giancarlo padoanGIANCARLO PADOAN

L’aria di elezioni, o l’imminenza del Natale, tuttavia si scorge passando al setaccio i 60 emendamenti governativi. I maggiori sospetti emergono dal pacchetto «alluvioni, frane ed eventi sismici » che affliggono regolarmente la Penisola. Non c’è più il Belice, presente con regolarità ad ogni Finanziaria, ma ci sono 30 milioni all’anno per il terremoto di Catania, Ragusa e Siracusa avvenuto nel dicembre del 1990. Disastrata dalla alluvione la linea Andora- Finale Ligure viene raddoppiata e per avviare i lavori arrivano 15 milioni all’anno per un decennio.

Sicuramente altre zone, ugualmente colpite, lamenteranno di essere state trascurate. Alcuni vincono, altri meno influenti perdono. Mano tesa verso alcuni settori produttivi potenti e organizzati. Mentre i 20 mila dipendenti delle Province sono sul piede di guerra perché temono che Regioni e ministero del Lavoro non avranno le risorse per assumerli e dovranno andare in mobilità, arrivano soldi per gli agricoltori: lo Stato anticiperà i fondi che attendono dall’Unione europea e la ristrutturazione del settore lattiero avrà 8 milioni nel 2015 e 100 nel 2016-2017. Tutto nel pacchetto presentato sabato dal governo.
marine le pen matteo salviniMARINE LE PEN MATTEO SALVINI

Gli uomini dei Tir fanno una pessima vita ma sono anche una forte lobby che non manca mai l’appuntamento con la sessione di bilancio. Al momento del varo ci si era dimenticati di loro, ora si rimedia con 1 miliardo in quattro anni: lo sconto sulle accise sui carburanti sarebbe stato tagliato del 15 per cento dal 1° gennaio del prossimo anno, invece viene confermato al 100 per cento. Anche le Regioni, che pure complessivamente ottengono un allentamento della stretta prevista inizialmente dal governo, lasciano spazio a polemiche e recriminazioni.

L’emendamento definito “Salva-Piemonte” scatena la rabbia della Lega che si chiede perché lo stesso trattamento non sia stato riservato alla giunta di Roberto Cota. La Sardegna, regione afflitta da problemi economici e occupazionali, riesce a spuntare 50 milioni extra per gli investimenti. La Valle d’Aosta 70 milioni per far fronte alla perdita del gettito delle accise.


samantha cristoforettiSAMANTHA CRISTOFORETTI
Con l’occasione anche il Duomo di Milano ottiene 15 milioni, il traffico sullo Stretto di Messina si aggiudica 30 milioni. L’”Italia lavora” che deve occuparsi del progetto europeo «garanzia giovani » non può fare a meno di 12 milioni, mentre l’Istituto italiano di tecnologia di Genova, che si occupa di alta ricerca, deve essere finanziato con 3 milioni. Come opporsi al completamento del programma dell’Asi per il lancio di due satelliti Cosmo-Skymed di seconda generazione proprio mentre la nostra Cristoforetti è nello spazio? Trenta milioni l’anno, dal 2015 al 2018.

A COLPI DI FRUSTA - DURANTE IL FESTIVAL DI ARBABEEN, CENTINAIA DI SCIITI PAKISTANI SI FLAGELLANO PER COMMEMORARE LA MORTE DEL NIPOTE DEL PROFETA - INTENSIFICATE LE MISURE DI SICUREZZA PER TIMORE DI ATTACCHI DELL’ISIS 

Durante la festa sciita, vietata per più di 20 anni da Saddam Hussein, centinaia di musulmani si ricoprono il corpo di ferite sanguinanti, a colpi di frusta e catene. Stanno dimostrando il loro rispetto per la figura del martire, il nipote del profeta Maometto, Imam Hussein morto in battaglia nel 681…



pakistani si flagellano in ricordo del nipote del profeta 4PAKISTANI SI FLAGELLANO IN RICORDO DEL NIPOTE DEL PROFETA 4

Centinaia di musulmani sciiti si ricoprono il corpo di ferite sanguinanti, a colpi di frusta e catene. Stanno dimostrando il loro rispetto per la figura del martire, il nipote del profeta Maometto, Imam Hussein morto in battaglia nel 681.

Ogni anno la sua morte viene commemorata da milioni di musulmani sciiti che si riuniscono per il festival di Arbaeen. Dura 40 giorni e culmina con un pellegrinaggio nella città santa di Kerbela, in Iraq, che prende nome dalla battaglia che uccise il nipote del Profeta. 
pakistani si flagellano in ricordo del nipote del profeta 3PAKISTANI SI FLAGELLANO IN RICORDO DEL NIPOTE DEL PROFETA 3

La festa commemorativa fu vietata per più di 20 anni sotto il governo di Saddam Hussein. Quest’anno è stata intensificata la sicurezza, soprattutto a Kerbela, nel timore di un attacco da parte dei soldati dell’Isis, che considera i musulmani sciiti come eretici.
pakistani si flagellano in ricordo del nipote del profeta 23PAKISTANI SI FLAGELLANO IN RICORDO DEL NIPOTE DEL PROFETA 23

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CHE “PATTOMIMA”! - CHE IL NUOVO PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA FOSSE NEL ‘PATTO DEL NAZARENO’, E’ IL SEGRETO DI PULCINELLA - SE BERLUSCONI LO HA SVELATO E’ PER METTERE ZIZZANIA NEL PD E ANCHE PERCHÉ DI RENZI NON SI FIDA PIÙ

Dire che il Quirinale è nel patto con Renzi ha avuto lo scopo di far fibrillare ancora di più il Pd che ieri era riunito nell’Assemblea nazionale - Un modo per mettere altro sale nelle ferite aperte di un partito che potrebbe arrivare diviso e in guerra all’appuntamento del voto sul nuovo capo dello Stato....

Amedeo La Mattina per “la Stampa

Matteo Renzi e berlusconiMATTEO RENZI E BERLUSCONI
Berlusconi ha un timore, che il confronto aspro dentro il Pd e i tanti passaggi parlamentari che attendono la maggioranza nei primi mesi del 2015 possano suggerire a Renzi di trovare un compromesso con la minoranza del partito. E che questo compromesso passi innanzitutto per la scelta del nuovo capo dello Stato.

Forse non è un caso che ieri Pippo Civati abbia di nuovo evocato la scissione, dicendo che molto dipenderà dal «passaggio cruciale» dell’elezione del presidente della Repubblica. Civati non ha mai negato di guardare a Prodi o una figura simile di «alto profilo per le istituzioni». Ma Renzi, se vuole incrociare anche il Cavaliere in questa partita, sa che deve cancellare dalla lista il nome dell’ex premier dell’Ulivo. 
renzi berlusconiRENZI BERLUSCONI

NO A PRODI E BERSANI 
Renzi deve cancellare anche «i parlamentari in carica» e pescare figure che sono «fuori dalla politica»: questo è il ragionamento che il leader di Fi sta facendo in questi giorni. Ecco, la preoccupazione del Cavaliere è che Renzi, per tenersi stretto il grosso della minoranza Pd e affrontare i prossimi passaggi parlamentari con tranquillità, possa cedere alla tentazione di appoggiare un candidato indigeribile. Ad esempio Bersani che sarebbe gradito a tutta la maggioranza che sostiene il governo, a Sel e agli ex grillini che sono usciti o sono stati cacciati da M5S. 

IL COLLE E IL NAZARENO 
Il patto è sempre più scolorito e da domani, quando il testo della riforma costituzionale arriverà nell’aula della Camera, si comincerà a capire se reggerà. Così, un Berlusconi pieno di timori ricorda alle sue truppe in affanno e divise che il 15 febbraio riconquisterà la piena agibilità politica.

pippo civatiPIPPO CIVATI
Ma soprattutto ammette che Fi non poteva dire no al patto del Nazareno: questo prevede «come conseguenza logica che non potrà essere eletto un Capo dello Stato che a noi non sembri adeguato all’alta carica che dovrà ricoprire». Dunque, un presidente della Repubblica «gradito» come clausola non scritta di un’intesa che però ha legato le mani all’opposizione forzista. Berlusconi lo ammette esplicitamente: «Ci ha dato e ci dà tanto fastidio, perché non ci fa fare opposizione vera su tutto, ci crea problemi all’interno, ha confuso il nostro elettorato».

lorenzo gueriniLORENZO GUERINI
Ovviamente dire che il Quirinale è nel patto con Renzi ha avuto lo scopo di far fibrillare ancora di più il Pd che ieri era riunito nell’Assemblea nazionale. Un modo per mettere altro sale nelle ferite aperte di un partito che potrebbe arrivare diviso e in guerra all’appuntamento del voto sul nuovo capo dello Stato. Non è un caso che i due vicesegretari del Pd si siano affrettati a smentire.

«Assolutamente no, nel patto ci sono impegni importanti come le riforme» costituzionali e istituzionali», ha precisato la Serracchiani. E Guerini: «Non mi risulta nel modo più assoluto». Per Fassina invece è il segreto di Pulcinella: «Non ne dubitavo». Credere che i due principali leader politici italiani si incontrino e non discutano dell’elezione del Presidente della Repubblica è un po’ come credere a Biancaneve e ai 7 nani.
 
romano prodiROMANO PRODI
BRUNETTA DUBITA DI RENZI
Non è la prima volta che l’ex premier alimenta sospetti e veleni dentro il Pd, mettendo in difficoltà Renzi. Evidentemente non si fida. Vanno in questo senso le parole di Brunetta: «Se Renzi tratta così gli amici e i compagni come possiamo dargli fiducia noi dell’opposizione su temi essenziali come Quirinale e riforme elettorali e costituzionali?». Ancora più esplicito Osvaldo Napoli: «Renzi ha tirato il freno a mano e invece della solita sfida alla minoranza ha mostrato un volto conciliante. Sarà l’imminente partita del Quirinale o le difficoltà crescenti in cui si trova il governo».

pierluigi bersaniPIERLUIGI BERSANI

SPROFONDO REDS – IL LIVERPOOL PERDE IL DERBY DI INGHILTERRA CONTRO IL MANCHESTER UNITED E PRECIPITA A META’ CLASSIFICA – BRENDAN RODGERS IN BILICO – BALO FUORI DALLE BALLS: RITORNO DI FIAMMA CON MANCINI?

Fuori dalla Champions il Liverpool viene asfaltato dal Manchester United e ora in classifica è lontano 18 punti dal Chelsea capolista e a meno 10 dai Red Devils terzi in classifica – La cessione di Suarez, l’infortunio di Sturridge, l’enigma Balotelli possono spiegare l’involuzione dei Reds?...


Francesco Persili per Dagospia
van gaalVAN GAAL

Sprofondo Reds. Fuori dalla Champions il Liverpool viene asfaltato dal Manchester United e precipita a metà classifica (lontano 18 punti dal Chelsea capolista e a meno 10 dai Red Devils terzi in classifica). A pagare per tutti potrebbe essere il manager Brendan Rodgers passato in pochi mesi da allenatore dell’anno a favorito numero uno per il prossimo esonero.

Già si fanno i nomi dei suoi successori: dal sogno Klopp a Villas Boas anche se a una parte della tifoseria non dispiacerebbe il ritorno a fine anno di Rafa Benitez.
Derby di Inghilterra senza storia. La partita è tutta in un minuto: il portiere dei rossi di Manchester De Gea “miracoleggia” su Sterling, sul rovesciamento di fronte Valencia lascia sul posto Allen e Rooney scolpisce il vantaggio United. La reazione dei Reds è affidata a un tiro debole di Gerrard. Troppo poco.

sterlingSTERLING
A guardare Skrtel, Lovren e Moreno ci si domanda il motivo per cui Gary Neville, ex Red Devils ora commentatore tv, abbia definito “da pub” la difesa del Man United. Se c’è una retroguardia da bar è quella del Liverpool: Mata (in fuorigioco) e Van Persie fissano il risultato sul tre a zero. Si rivede anche Balotelli ma non è giornata, De Gea para anche le mosche. Lo United vendica il tre a zero dell’anno scorso e agguanta la sesta vittoria consecutiva.

rodgers2RODGERS2
È notte fonda per i Reds. Sul banco degli imputati sale Brendan Rodgers che ha presentato una squadra con un modulo ibrido, una specie di 3-5-1-1, e una novità tra i pali destinata a far discutere: Jones al posto del “conte Vlad” Mignolet (per l’ex portiere dei Reds Grobbelear il belga è “peggio di Dracula”). Di certo al manager dei Reds non hanno giovato le ultime dichiarazioni: «Sono il migliore per guidare il Liverpool».

I tabloid inglesi non aspettavano altro per infilzarlo: «Viene da una striscia di risultati negativi in Europa e in Premier ma dice I’m the best». Dopo la sconfitta il flop dei Reds è evidente ma il tecnico nordirlandese tira dritto: «Abbiamo fatto di tutto per vincere ma De Gea è stato perfetto. Questa partita riassume la nostra stagione: abbiamo commesso degli errori difensivi e non riusciamo a segnare: quest’anno è quello il nostro principale problema».
rodgersRODGERS

La cessione di Suarez, l’infortunio di Sturridge, l’enigma Balotelli («che non era la nostra prima scelta», copyright Rodgers) possono spiegare l’involuzione della squadra che col suo gioco offensivo aveva fatto innamorare l’Europa pallonara? La gol machine dei Reds si è inceppata, l’orgoglio scouser non basta più e Gerrard sembra un’anima in pena alle prese con l’ingiuria degli anni e i demoni di quell’errore che lo scorso anno è costato il titolo: il Liverpool si è fermato alla scivolata del suo capitano contro il Chelsea e non si è ancora svegliato dall’incubo.
gerrardGERRARD

Rodgers è in bilico e si può consolare solo pensando al destino di Pardew, il manager del Newcastle che ha messo fine non più tardi di una settimana fa all’imbattibilità del Chelsea premiato come allenatore del mese dopo essere stato spernacchiato dai tifosi e media per l’inizio choc di campionato. Ma le voci di dentro raccontano di uno spogliatoio spaccato e di un mercato che contribuisce ad alimentare tensioni e polemiche.

de geaDE GEA
Il Daily Star parla di un ritorno di fiamma di Mancini per Balotelli mentre si fanno sempre più insistenti i boatos di un ritorno di Torres sulle rive del Mersey dopo le dichiarazioni dell’ad rossonero Galliani: «El Nino non andrà via anche se il mercato è imprevedibile…» . Ma il nodo principale resta quello del manager.

Per sostituire Rodgers la soluzione più realista è Villas Boas, quella più suggestiva per i tifosi della Kop resta Klopp, il tecnico del Borussia Dortmund bifronte di quest’anno: splendido splendente in Champions, da retrocessione in Bundesliga. Klopp for the Kop. 
balotelli de geaBALOTELLI DE GEA

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GRILLONOMICS! TRA GLI INSERZIONISTI DEL BLOG DI BEPPEMAO SPUNTANO ANCHE LA RAI, CASSA DEPOSITI E PRESTITI E, UDITE UDITE, IL MONTE DEI PASCHI DI SIENA! COLPA DELLA PUBBLICITÀ DI GOOGLE?

La politica fa bene alla Casaleggio e associati: in un anno fatturato raddoppiato. Nel 2012 i ricavi dell’azienda del cofondatore M5s segnavano 1,3 milioni di euro, nel 2013 arrivano a 2,1 milioni, chissà se nel 2014 saranno cresciuti ancora…


Antonio Calitri per “Il Messaggero”

arrivano i giovani grillo e casaleggio e zucconi si arrendeARRIVANO I GIOVANI GRILLO E CASALEGGIO E ZUCCONI SI ARRENDE
Dopo aver rinnegato il divieto di andare in tv per i cinque del direttorio M5s, Beppe Grillo rompe un altro tabù e apre il suo blog alla pubblicità di aziende pubbliche. Con il boom del movimento, negli ultimi anni sono incominciati a crescere anche i ricavi per il blog che ora ospita quotidianamente pubblicità di aziende pubbliche e da qualche giorno quella della Cassa depositi e prestiti che sta creando imbarazzo tra molti grillini. 

La Casaleggio Associati che gestisce il blog, nel 2012 aveva registrato ricavi per 1,3 milioni di euro e Grillo aveva tuonato contro chi gli aveva fatto i conti in tasca, scrivendo che «il signor Casaleggio ha chiuso l'esercizio 2012 con un utile di 69.000 euro. Dovreste aiutarlo Casaleggio». Nel 2013 le cose sono andate meglio: la Casaleggio ha fatturato 2,1 milioni di euro e profitti per 255 mila euro.
rocco casalino grilloROCCO CASALINO GRILLO

La vera sorpresa però potrebbe arrivare dalla chiusura del 2014, almeno a guardare le ultime pubblicità che riempiono il blog, a partire dalla Cdp, Spa controllata all'80,1% dal Ministero dell'Economia e per il 18,4% da fondazioni di origine bancaria. Un conflitto d'interessi con le idee del comico. Il 21 maggio 2013 lo staff spiegava che «il Blog è nato nel 2005.

A differenza della maggior parte dei prodotti editoriali italiani televisivi o cartacei non ha mai utilizzato fondi pubblici». E che la Cdp, sia controllata dal pubblico non c'è dubbio. Così come un altro inserzionista pubblico del blog è la Rai. Mentre la pubblicità di Montepaschi sorprende anche di più, viste le epiche battaglie ingaggiate dall’ex comico contro l’istituto senese.
grillo e casaleggio al consolato americano di milanoGRILLO E CASALEGGIO AL CONSOLATO AMERICANO DI MILANO

Tornando alla Cdp poi, gli altri soci sono le fondazioni bancarie che già il 26 ottobre 2010 Grillo attaccava scrivendo che «gli utili delle banche sono spesi dalle Fondazioni per attività di loro scelta per ottenere un vantaggio elettorale...». 

PD, LA SFIDA DI RENZI 'NON ACCETTO DIKTAT CON L'ULIVO PERSI 20 ANNI' - LA GRANDE TRUFFA DEL PETROLIO DI CONTRABBANDO - - -

Manovra, fondi a pioggia esce il Belice ma c'è Catania - Il sindaco leghista e il terzo occhio 'A Resana governo secondo Scientology - Erdogan arresta i giornalisti, l'ultima sfida del Sultano - Torino, la carica dei 15mila Babbi Natale…


Stefano FassinaSTEFANO FASSINA
Da “il Velino”

LA REPUBBLICA – In apertura: "Pd, la sfida di Renzi 'Non accetto diktat con l'Ulivo persi 20 anni'". Il punto di Stefano Folli: "In cerca di lealtà per frenare il Cavaliere". Al centro: "Manovra, fondi a pioggia esce il Belice ma c'è Catania". Accanto: "Erdogan arresta i giornalisti, l'ultima sfida del Sultano". Di spalla: "Sul confine della Polonia con la paura dell'orso russo". In basso: "Accordo sul clima. Ecco perché il 2014 può essere l'anno della svolta verde". Accanto: "Il sindaco leghista e il terzo occhio 'A Resana governo secondo Scientology'".

ERDOGAN CON LA MOGLIE EMINEERDOGAN CON LA MOGLIE EMINE
LA STAMPA - In apertura: "La sfida di Renzi: basta diktat". Editoriale di Elisabetta Gualmini: "Fare in fretta e cominciare la fase due". Sotto: "Nel Patto anche il presidente". Accanto: "Per ogni norma che semplifica quattro complicano il lavoro". Al centro con foto: "Torino, la carica dei 15mila Babbi Natale". Di spalla: "Se la Turchia spegne le voci libere". In basso: "Sanremo, effetto talent. Un esercito di cantanti da X Factor e Amici". Accanto: "Vivere fino a cent’anni. Anche la Sardegna tra le 5 oasi mondiali".

IL GIORNALE – In apertura: "I giochi sporchi sul Quirinale". A sinistra di Alessandro Sallusti: "La crudeltà dei giudici che vietano a Cuffaro una carezza alla madre". Al centro: "La firma che inguaia De Benedetti". In basso la rubrica di Francesco Alberoni: " Lo sciocco esibizionismo dei vanitosi".
CARLO DE BENEDETTICARLO DE BENEDETTI
IL FOGLIO - In apertura: "La grande truffa del petrolio di contrabbando". A sinistra: "Delitti". Al centro: "C'è un nemico insidioso della libertà: la suggestione". Di spalla: "Amori". In basso: "I miei 18 anni ad accudire Erich Priebke".


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E SE LUI VI CHIEDE DI DIRE MAIALATE A LETTO? C’E’ IL LIBRO “LANGUAGE OF DESIRE”, TUTTO CIO’ CHE SI PUO’ SUSSURRARE A UN UOMO PER FARLO IMPAZZIRE, SENZA NEMMENO TOCCARLO

A scriverlo è Felicity Keith, che ha stilato 33 tecniche infallibili per trasformarvi nell’ossessione del vostro uomo. L’intensità erotica della voce e delle parole è proporzionale al piacere. Si va dall’intensificatore orale alla “Pavlovian Erection”...




IL LIBRO LANGUAGE OF DESIREIL LIBRO LANGUAGE OF DESIRE
Il sesso rende le coppie felici. Se qualcosa non funziona in camera da letto, bisogna aggiustarla prima che sia troppo tardi. Molti uomini trovano “il linguaggio porco” irresistibile, la parola giusta sussurrata all’orecchio può fare eccitare in un secondo. Il problema è che molte donne non sanno cosa dire esattamente, sono imbarazzate o a corto di idee. Ad aiutare arriva “Language of Desire”, un programma per trasformarvi nell’ossessione del vostro uomo senza nemmeno toccarlo.

A scriverlo ci pensa Felicity Keith, che racconta: «Facevamo l’amore quando lui mi chiese di dire qualcosa di porco. Caddi nel panico, la bocca asciutta, la testa vuota. Cosa voleva sentirmi dire? Me ne uscii con “Il tuo cazzo è bello”. Silenzio. Non mi chiese più niente. Alle due di notte mi accorsi che era sparito. A letto non c’era. Andai nel salone e sentii una voce di donna che ansimava. Poi vidi lui, con un sorriso mai riscontrato prima. Si stava masturbando davanti al computer. Quando tornò a letto, finsi di dormire. Avevo tre possibilità: ignorare l’accaduto e far finta di essere felici, infuriarmi, o imparare le sue fantasie sessuali e realizzarle. Ho scelto questa terza opzione. Ho studiato sui libri, siti porno e forum, ho consultato un’operatrice che fa sesso al telefono con migliaia di uomini, ho parlato con i miei amici maschi per spillare le loro segrete fantasie, e, alla fine, ho stilato le 33 tecniche fondamentali».
IL LIBRO LANGUAGE OF DESIREIL LIBRO LANGUAGE OF DESIRE

Le zone più erogene dell’uomo sono la mente e l’immaginazione. Bisogna prendere l’iniziativa con il “Lust Mirror”, chiedere al tuo uomo cosa desidera profondamente e e dirgli cosa desideri profondamente, come in uno specchio. The “Pavlovian Erection” insegna a sussurrare frasi innocenti a scelta. Il solo potere della voce femminile lo ecciterà a comando. Il “Porn Destroyer” è l’escalation più hard, in cui si usano parole mai dette prima. “The Tease Intensifier” è il momento in cui si prende in giro l’altro, in modo sexy, per affermare la propria forza. “Silent Seduction” è la seduzione silenziosa, equivale a far eccitare l’altro al massimo, senza toccare, ma usando il complesso linguaggio del corpo.

LE PAROLE PORCHE A LETTO FANNO BENE ALLA COPPIALE PAROLE PORCHE A LETTO FANNO BENE ALLA COPPIA
Nel libro è compilata una guida al texting erotico. Esistono poi il metodo “Invisible Chastity Belt”, finta castità fino all’esplosione vulcanica, e il “No-Touch Lay”, desiderarsi follemente senza spogliarsi. All’inizio lui potrà lamentarsi, ma al momento della liberazione proverà il massimo. L’intensità erotica della voce e delle parole è proporzionale al piacere. Non dovrete comportarvi da puttane, non vi ci sentirete. Si può essere porche con dignità. 
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LA CASTA DI STELLA - RIZZO: FORTE CON LE MEZZE TACCHE DELLA POLITICA, DEBOLE CON I POTERI FORTI - FACILE PRENDERSELA CON I BUZZI CHE RUBANO NEL PIATTINO DELLA CIECA MA LA CASTA DEI VERI POTERI CHE HANNO MASSACRATO IL PAESE, DA FIAT A MPS, NON SI TOCCA

Stella: “Incomprensibili le 1800 pagine messe on line dal comune di Roma, la cosa fondamentale sarebbe cambiare il modo di fare i bilanci: Sappiamo tutto della regina Elisabetta e nulla di così dettagliato del bilancio del Colle”- La parola casta? Il primo ad usarla è stato don Sturzo”...

Silvia Truzzi per “il Fatto Quotidiano”

LA CASTALA CASTA
Parlando delle degenerazioni della politica in antipolitica come “patologia eversiva”, il capo dello Stato ha spiegato che a quest’azione eversiva non si sono sottratti “infiniti canali di comunicazione, a cominciare da giornali tradizionalmente paludati, opinion makers lanciati senza scrupoli a cavalcare l’onda, per impetuosa e fangosa che si stesse facendo, e anche, per demagogia e opportunismo, soggetti politici pur provenienti della tradizioni del primo cinquantennio della vita repubblicana”.

Nessuno si stupirà, dunque, leggendo qui di seguito un‘intervista a Gian Antonio Stella, autore insieme al collega del Corriere della Sera Sergio Rizzo, de La casta, best-seller da un milione di copie (Rizzoli, 2006).
   
Il punto è: chi crea l’antipolitica?
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   Premessa: c’inchiniamo di fronte a Giorgio Napolitano, che tanti meriti ha avuto come presidente della Repubblica. Ma messa così non va bene: la censura nei confronti della cattiva politica, nell’economia generale del discorso, secondo me non era abbastanza forte.

Dobbiamo chiederci chi genera l’antipolitica: i forconi o la cattiva politica? Io credo che le responsabilità siano soprattutto della cattiva politica. Attorno, certo, ci sono – ci sono sempre stati – i mestatori: penso all’Uomo qualunque di Giannini, al Partito della bistecca di Corradi, ai vari movimenti che negli anni si sono succeduti. Più recentemente possono essere i 5Stelle o, appunto, i forconi. Ma chi è responsabile? Restando nella metafora del morbo, la malattia non è imputabile del medico che la diagnostica.
   
STELLA CISNETTO RIZZOSTELLA CISNETTO RIZZO
Così sembra un po’ guardare il dito e non la luna. Soprattutto se la questione dell’antipolitica viene sollevata mentre a Roma è stato scoperchiato l’ennesimo vaso di Pandora.
   Massimo D’Alema, nel 2011, è arrivato a dire che ‘bisognerebbe liberare il lessico dalle parole anti-democratiche. Ne dico una di parola antidemocratica, capisco che è un po’ forte, ma è la verità. La parola ‘Casta’ non è stata inventata da due brillanti colleghi.

NAPOLITANO RENZINAPOLITANO RENZI
‘Casta dei politici’ compare nel dibattito pubblico italiano per la prima volta in un documento delle Br e ha mantenuto quell’impronta; ogni qualvolta la si usa, bisognerebbe pagare una royalty agli ideatori, e lo si fa culturalmente”. Con ciò tracciava un parallelo tra chi sparava alla nuca – assassini – e quelli che come me, Sergio e tanti colleghi di altri giornali che hanno fatto una campagna contro le storture della politica in nome della democrazia.
la casta rizzo stella coverLA CASTA RIZZO STELLA COVER
   
La paternità della parola era veramente delle Br?
   Ma no! Il primo è stato don Luigi Sturzo, l’11 agosto 1950, sul giornale 24 ore, parlando dell’ipotesi di aprire una cassa pensioni a favore dei deputati. E scrive: “A me sembra aberrante fare del mandato elettorale qualche cosa che confini con la carriera impiegatizia, ovvero il mandarinato, e sbocchi, infine, a uno stato di quiescenza a carico del pubblico erario”. Poco più avanti: “Più si consolida la professione e più si forma lo spirito di corpo, la casta, e più si rende difficile l’avvicendamento, sul quale è basata ogni sana democrazia”.

Furio Colombo Gian Antonio Stella e Sergio RizzoFURIO COLOMBO GIAN ANTONIO STELLA E SERGIO RIZZO
Io credo che don Sturzo avesse ragione: evidentemente già intravedeva i segnali di alcune deviazioni della cattiva politica che hanno portato ai guai di oggi. Forse sarebbe il caso di imputare l’ondata di antipolitica più a chi ha creato regole in base alle quali Claudia Lombardo, consigliere regionale della Sardegna, può andare in pensione a 41 anni con oltre cinquemila euro netti di pensione. Sarà mica colpa di chi ha raccontato questa storia?
   
D’Alema non è stato l’unico politico a prendersela con voi.
   L’ex tesoriere di Forza Italia, Maurizio Bianconi, ha definito me e Rizzo “il cancro di questo Paese”. Vorrei precisare che non abbiamo mai usato parole come magna magna o forchettoni, abbiamo semplicemente cercato di fare una battaglia civile per il bene della politica e dei politici. La denuncia è stata resa necessaria dal marcio che c’era.
   
C’è ancora, come si vede.
   Con grave ritardo, alcune cose sono state fatte. Teoricamente dalla prossima legislatura non ci saranno più i vitalizi per i consiglieri regionali, è stato tolto il finanziamento pubblico ai partiti, anche in maniera esagerata. Sul versante della corruzione è tutto come prima.
Maurizio BianconiMAURIZIO BIANCONI
   
E i costi della politica?
   La cosa fondamentale sarebbe cambiare il modo di fare i bilanci. Abbiamo sotto gli occhi il caso di Roma. Il Comune di Roma ha messo on line il suo bilancio, ormai qualche anno fa: 1800 pagine, assolutamente incomprensibili. Ma questa non è trasparenza, è una presa in giro. Spiace dirlo, ma sappiamo tutto della regina Elisabetta – compreso quante bottiglie di champagne ha in cantina – e nulla di così dettagliato del bilancio del Colle.