giovedì 5 febbraio 2015

UNA SCALA PER L’EXPO – LA DIREZIONE DELLA SCALA NON SA ANCORA SE RIUSCIRÀ A METTERE IN SCENA LA “TURANDOT” PER L’INAUGURAZIONE DELL’EXPO: CADE DI PRIMO MAGGIO E I SINDACATI SONO DIVISI

Intanto il 16 febbraio è atteso anche il cda del teatro, con la nomina dei nuovi membri: il ministero ha già scelto Francesco Micheli e Margherita Zambon. Poche le novità, tra cui Emma Marcegaglia, presidente Eni, al posto dell’ex ad Paolo Scaroni. Ancora in forse la conferma, per la Regione Lombardia, di Fiorenzo Tagliabue…

Giovanna Mancini per “Il Sole 24 Ore

Riccardo ChaillyRICCARDO CHAILLY
Ancora nessuna certezza sulla prima di «Turandot» diretta da Riccardo Chailly alla Scala il prossimo primo maggio, in concomitanza con l’inaugurazione di Expo. Sabato è scaduto il termine per dare la disponibilità a lavorare nella giornata festiva, richiesta dalla direzione con una lettera inviata a tutti i dipendenti. Le lettere di risposta sono arrivate, ma non è dato sapere se le adesioni sono sufficienti a mettere in scena la prima dell’opera. La dirigenza del teatro non ha voluto rilasciare dichiarazioni al riguardo perché, a ieri, non era ancora iniziata la conta e la valutazione delle adesioni. In ogni caso, si apprende da fonti sindacali, potrebbero servire una decina di giorni prima di conoscere la decisione della sovrintendenza.

LA SCALA DI MILANOLA SCALA DI MILANO
Non si tratta infatti solo di contare le disponibilità (la grande maggioranza dei dipendenti è sicuramente favorevole a lavorare il primo maggio), quanto di capire se saranno presenti tutte le professionalità necessarie a mettere in scena lo spettacolo. Decisione che, in ultima, spetta alla produzione.

albero expo 2015ALBERO EXPO 2015
L’ago della bilancia sono i tecnici di palcoscenico, visto che la maggior parte di loro è iscritta alla Slc Cgil, unica sigla sindacale che – da sempre contraria all’ipotesi di lavorare il giorno della festa dei lavoratori – ha dichiarato ufficialmente che i suoi delegati sindacali non avrebbero dato la disponibilità, invitando gli altri dipendenti a fare altrettanto. Sicura sarebbe invece l’adesione degli impiegati del teatro e dei dipendenti Ansaldo. Sulle maestranze artistiche (coro, orchestra, tecnici di palcoscenico) non ci sono ancora certezze: sembra sicura la risposta positiva dell’orchestra (con tre o quattro eccezioni), mentre qualche dubbio in più riguarda il coro.

EXPO DI MILANO - PADIGLIONE ITALIAEXPO DI MILANO - PADIGLIONE ITALIA
Le alternative se dovessero mancare i numeri? Pare tramontare l’ipotesi di andare in scena in forma di concerto, così come è escluso posticipare la rappresentazione al 2 maggio, essendo quella data già “occupata” dai Berliner Philarmoniker diretti da Simon Rattle. Difficile anche l’opzione di sostituire con esterni i ruoli eventualmente mancanti: sebbene autorizzati a farlo (non trattandosi di sciopero), i vertici del Piermarini non vogliono ricorrere a una misura che potrebbe essere letta come un’alzata di scudi, in contrasto con la linea dialogante scelta dal sovrintendente Alexander Pereira, anche in vista del “contratto Scala” che dovrà essere redatto e approvato entro un anno.

pereira e franceschiniPEREIRA E FRANCESCHINI
 Proprio il contratto, lasciano intendere alcuni lavoratori, potrebbe essere la vera posta in gioco della posizione assunta dai delegati Cgil, da sempre contrari all’ipotesi di un contratto autonomo che ora, però, l’autonomia gestionale ottenuta dalla Scala rende obbligatorio. La partita, insomma, è ancora aperta (del resto, i biglietti per «Turandot» saranno in vendita solo a partire dal 19 febbraio). Se i numeri non fossero sufficienti, ci sono ancora margini per trattare: lo stesso sovrintendente si è sempre detto aperto al dialogo e il sindaco Giuliano Pisapia ha rinnovato pochi giorni fa l’appello al confronto.
RENZI MARCEGAGLIA SQUINZIRENZI MARCEGAGLIA SQUINZI

Il 16 febbraio è intanto atteso anche il cda con la nomina dei nuovi membri: il ministero ha già scelto i suoi (Francesco Micheli e Margherita Zambon). Poche le novità, tra cui Emma Marcegaglia, presidente Eni, al posto dell’ex ad Paolo Scaroni. Ancora in forse la conferma, per la Regione, di Fiorenzo Tagliabue.














http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/scala-expo-direzione-scala-non-sa-ancora-se-riuscir-93786.htm

mercoledì 4 febbraio 2015

Agricoltura urbana e paesaggio

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di Angelo Sofo*
Lo spirito del luogo
Chi costruisce o restaura edifici, chi progetta centri urbani, chi pianifica un territorio, avrebbe il dovere, prima di ogni altra cosa, di intessere una relazione intima e profonda con il luogo. Dovrebbe porsi, cioè, in una situazione di ascolto, tentare di percepire l’invisibile che sta dietro al visibile per entrare in contatto con l’essenza di quel piccolo frammento di Terra sul quale è chiamato ad intervenire.
Già, perché i luoghi chiamano, evocano, ci inseguono e, quando vogliono, sanno farsi scoprire, anche intimamente. Gli antichi avevano compreso l’importanza e la complessità di questo processo al punto che, ad esempio, nel mondo greco classico, la scelta del luogo dove costruire una nuova colonia era affidato all’ecista (nella Grecia antica, era un condottiero scelto da un gruppo di cittadini per guidarli alla colonizzazione di una terra) personaggio a metà strada tra il condottiero, il sacerdote, il filosofo e l’architetto, il quale sapeva interpretare presagi, segni, narrazioni, semiologie dei luoghi, oltre che gli elementi geografici.
Ma la precisa identificazione di quest’idea di “essenza interiore” del luogo fu coniata dai latini con il Genius Loci (con le iniziali maiuscole perché trattasi pur sempre di una divinità, anche se secondaria, cioè non olimpica), che con estrema semplificazione potremmo definire come lo spirito, il nume tutelare di ogni singolo luogo. Per uscire subito dalle secche della pura ricerca filologica, possiamo dire che, se volessimo applicare quel concetto oggi a un luogo particolare, sia esso naturale o urbano, potremmo forse dire che quel luogo è “numinoso”, cioè colmo della presenza di un nume, pervaso da un’aura di sacralità. L’idea di Genius Loci, seppur velata dalle nebbie del mito, può tornare utile a chi voglia accostarsi ad una più attenta e rispettosa “scienza dei luoghi” o ad una architettura più consapevole.
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Tanto è più vero se si pone mente che l’opera moderna più nota col titolo “Genius Loci” è proprio quella (laica e pragmatica) di un architetto, Christian Norberg-Schulz, col sottotitolo “Paesaggio, Ambiente, Architettura”. Ed infatti, sostiene Norberg-Schulz, “Proteggere e conservare il genius loci significa concretizzarne l’essenza in contesti storici sempre nuovi. Si può anche dire che la storia di un luogo dovrebbe essere la sua autorealizzazione”. Come dire che, a saper bene indagare, ogni luogo reca in sé i segni di ciò che esso vuole essere o divenire. Ed esattamente questa dovrebbe essere la prima preoccupazione di chi si appresta ad intervenire su quel luogo, sia esso architetto, ingegnere, pianificatore o quant’altro.
La perdita della capacità di riconoscere l’identità dei luoghi (l’indifferenza) non è diversa dall’incapacità di riconoscere se stessi come individui sociali. La distruzione dei luoghi non è un incidente, un eccesso di voracità di qualcuno, ma un obiettivo intrinseco del sistema economico dominante: recidere le relazioni tra l’individuo, l’ambiente, gli altri da sé. Costringendo l’individuo nella sola dimensione produttiva/consumistica. Spaesamento, sradicamento sono effetti coerenti di una logica di dominio volta ad annichilire l’individuo. Così il territorio, spogliato dal paesaggio, sterilizzati i «genī loci», diventa strumento neutro del potere economico, liberamente cartografabile, per esercitare il potere, tracciare confini ed erigere muri dentro cui segregare i propri sudditi.
Le colate di cemento sommergono ogni spazio libero. Il saccheggio procede. Il paesaggio sparisce: Il capannone è il tipico edificio che più si ripete. Solo piccolissimi varchi tra un edificio e l’altro permettono di gettare uno sguardo oltre la muraglia di capannoni.
La distruzione del paesaggio è la inevitabile conseguenza della preminenza dell’interesse economico su ogni altro valore, del dogma della crescita economica che ha soppiantato ogni altra visione del mondo. Dobbiamo sapere che è la stessa logica che travolge ogni campo del vivere umano: nel lavoro, de-umanizzato, alienato; e nel territorio, ridotto a supporto inerte.
Scrive Alberto Magnaghi che la «coscienza di luogo» è la «capacità di riacquisizione dello sguardo sul luogo come valore, ricchezza, relazione potenziale tra individuo, società locale e produzione di ricchezza. Un percorso da individuale a collettivo in cui l’elemento caratterizzante è la ricostruzione di elementi di comunità in forme aperte, relazionali, solidali».
Sta quindi in noi cittadini, alle comunità che vivono e lavorano in questi territori ed in questi spazi riappropriarci degli elementi che caratterizzano la nostra vita, attraverso processi di democrazia diretta, e attraverso la difesa dei beni comuni.
L’azione della difesa del paesaggio si inserisce, perfettamente nel quadro più generale (socio-economico e finanche antropologico e culturale) delineato dal progetto della decrescita: decrescere la dipendenza della società dalla logica del mercato capitalistico ed abbandonare definitivamente un modello di sviluppo che ci ha portato alla distruzione delle risorse naturali e sta compromettendo la vita stessa dell’intero pianeta.
La difesa del paesaggio può costituire una molla concreta per risvegliare le coscienze e per attivare delle pratiche lungo la via della decrescita. Pensare alla tutela del paesaggio come un principale obiettivo/motore attivatore della decrescita. Ma per fare diventare il paesaggio un punto di forza delle ragioni della decrescita è necessario sviluppare alcuni passaggi logici.
Innanzitutto mettersi d’accordo su cos’è il paesaggio. Poi includere “questo” paesaggio, “i beni paesaggistici” del Codice dei beni culturali e non solo tra i beni comuni da rivendicare e da sottrarre alle leggi del mercato. Infine decidere di “prenderlo in cura” (governarlo e gestirlo) in forme e modalità efficienti e condivise, creando anche occasioni di lavoro utile e sostenibile. Serve cambiare mentalità, atteggiamenti, regole, codici di funzionamento sociale.
Le esperienze pilote, le pratiche virtuose, i casi di gestione condivisa del bene comune territorio, villaggio, condominio, “città di città”… sono molti (Paolo Cacciari). Credo che per rientrare nei limiti della sostenibilità ambientale, della bellezza dei paesaggi, della equità sociale e del “buon vivere”, si possa partire da qui.
Il ventaglio delle azioni possibili è davvero ampio: si va dall’appello del progettista edile Tommaso Gamaleri che ha lanciato la campagna per l’obiezione di coscienza contro gli incarichi professionali di progetti di edifici su terreni non edificati, alle amministrazioni comunali che modificano i piani regolatori a Zero consumo di suolo , alla campagna Rifiuti Zero.
Dalla campagna Salviamo il paesaggio, alle Transition town (autosufficienza energetica). Dalla rete delle Slow city; (Angelo Vassallo, sindaco di Pollica, ne era il promotore in Italia), ai Contratti di fiume. Dal movimento per gli orti urbani collettivi, agli ecomusei, al turismo sostenibile e alla ospitalità diffusa. Dai Parchi agricoli multifunzionali legati alle Reti dell’altra economia e ai Gruppi di acquisto solidali, al movimento per la difesa degli usi civici.
Dal co-housing, agli ecovillaggi, ai condomini solidali. Dai piani di bacino idrogeologici, alle bioregioni. Dagli innumerevoli movimenti di cittadinanza attiva, di cui i NoTav della Val di Susa sono un emblema, al laboratorio urbano della Scuola dei territorialisti che ci insegna come è possibile attivare processi di riappropriazione dei luoghi rigenerando relazioni e identità territoriali.
Un grande movimento dal basso per sottrarre paesaggio-ambiente-territorio-luoghi alla logica economica del mercato e per ridare bellezza a questo paese ed alla gente che lo abita.
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Un territorio di qualità
Le aree agricole alla periferia delle grandi città sono state considerate per molto tempo come ambiti in attesa di essere edificati, come semplici vuoti in attesa di trasformazione. Solo negli ultimi anni si è acquisita la consapevolezza che gli spazi aperti periurbani sono importanti per i cittadini sempre più alla ricerca di “paesaggio”, di spazi liberi e luoghi dove l’agricoltura svolge un rinnovato ruolo di produzione di beni e di cibo vicino ai cittadini, ma anche didattico e multifunzionale in un equilibrato rapporto tra sviluppo e sostenibilità.
Gli spazi di margine sono riconosciuti sempre più come importanti ed aventi pari dignità rispetto alle componenti tradizionali che determinano i processi di trasformazione. Se perdiamo gli spazi aperti perdiamo una risorsa collettiva che incide direttamente sulla qualità della vita delle popolazioni: non solo per la mancanza di aree verdi dal punto di vista ricreativo e paesistico; dobbiamo immaginare che la perdita di superfici libere che la Lombardia ha registrato in otto anni equivale, in termini di mancato sequestro del carbonio (e conseguentemente di disponibilità di gas serra in atmosfera), a un incremento del parco auto della regione del 15 per cento. Dobbiamo pensare a tutta la biodiversità che perdiamo quando andiamo a impermeabilizzare un territorio, cosi come non è difficile pensare a tutta l’acqua superficiale che non potendo più penetrare nel terreno si concentra improvvisamente creando danni a cui troppo frequentemente assistiamo.
Essere dotati di spazi liberi, verdi, fruibili e vissuti, come possono essere quelli agricoli alla periferia delle città è importante in un progetto complessivo che preveda, nel bilancio dell’uso delle risorse territoriali, anche un maggior equilibrio nell’utilizzo del territorio.
Significa inoltre mettere in valore un territorio di qualità, più competitivo e attrattivo anche per le imprese innovative e portatrici di nuove funzioni economiche.

Nuovi modelli culturali su cui fondare la società del domani
Accanto all’attuale sistema economico, fondamentalmente capitalistico e neoliberista, si stanno sperimentando nuove forme di economia e di consumo. Solo che queste esperienze locali e diffuse contano poco, si tengono oscurate o si espongono come giocattoli. Parlo ad esempio dei mercati contadini, di modalità di scambio reciproco dei beni, dei gruppo d’acquisto solidale, delle filiere corte. Quando le cose si complicano occorre riportarle a una dimensione più semplice.
Bisognerebbe avere la capacità di passare dalla semplicità del globale alla complessità del locale. Chi pensa che la filiera corta e il Km0 siano solo forme autarchiche ha una visione assai limitata di questo nuovo modello. In realtà si tratta di proporre un sistema economico di comunità che si basi, prima di tutto, sul valore d’uso del prodotto. Oggi, per dirne una, può accadere che un’acqua minerale tirolese venga venduta in Calabria e una calabrese nel Tirolo. Leggiamo sulle etichette la provenienza dei prodotti che mangiamo comunemente e proviamo a calcolare quanti chilometri si mangiano ogni giorno. Vengono fuori cifre sbalorditive: quella è tutta energia consumata, qualità perduta, identità cancellata. Il valore economico, il Pil e il profitto di pochi hanno preso il sopravvento sul valore d’uso dei beni, innescando processi speculativi che portano anche a grandi crisi nelle quotazioni delle derrate alimentari.
Il mondo agricolo e le aree rurali, a partire da quelle ingiustamente marginalizzate dallo sviluppo globale, possono essere la fucina dove sperimentare nuovi modi, nuove forme, nuovi comportamenti. Non potrebbe essere diversamente visto che l’agricoltura produce quanto ci è più necessario e vitale, ovvero il cibo, ed ha un elevato valore ambientale e culturale.
La speranza è che anche in Italia si sia compreso questo passaggio storico, evitando di giocare in difesa. Non si può pensare a politiche che mirino alla sola sopravvivenza del settore. Anche il recupero di metodi e valori tradizionali non deve essere concepito come un ritorno all’agricoltura dei nonni, ma come innovazione supportata dal sapere e dalle conoscenze scientifiche.
La coltivazione agricola in ambito urbano può rispondere a molteplici funzioni e diversi obiettivi, ad esempio, la presenza di coltivatori, orticoltori, giardinieri, in contesti urbanizzati potrebbe rendere la città più sensibile alle questioni della sostenibilità ambientale e certamente più bella per la cura costante del territorio che i vari soggetti praticano. Inoltre, la città potrebbe sentirsi più sicura con la presenza di numerose persone che si prendono la responsabilità di accudire spazi che un tempo erano vuoti e alienanti.
L’agricoltura urbana, nelle sue diverse forme, è interpretata come opportunità per l’incremento di valori sociali, culturali ed ambientali dei territori interessati. Infatti, in un’ ottica di socialità, può essere occasione di aggregazione intergenerazionale ed interetnica, dal punto di vista ambientale può essere integrata con la rete ecologica, e dalla prospettiva culturale, mezzo per la riscoperta dei tempi biologici.

La seconda parte di questo articolo sarà pubblicata nei prossimi giorni.
* Angelo Sofo vive a Milano e si occupa da anni di progettazione di giardini e orticoltura sociale

http://comune-info.net/2015/02/agricoltura-urbana-paesaggio/

PERUGIA, TRAGICO SCONTRO: MUORE MAMMA 38ENNE.
GRAVI UN'ALTRA DONNA E LA FIGLIA DI 7 ANNI -FOTO


PERUGIA - Uno scontro tremendo lungo la via Pievaiola, tra Mugnano e Fontignano, un frontale probabilmente dovuto anche alle cattive condizioni meteo: è morta così una giovane mamma e insegnante di scuola elementare di 38 anni, residente a Passignano.

Perugia, giovane mamma muore in un incidente

La donna stava viaggiando con la propria auto lungo la Pievaiola nel primo pomeriggio quando, per cause ancora in corso di accertamento da parte della polizia municipale (sul posto assieme ai vigili del fuoco), si è scontrata con un'altra auto che procedeva in direzione opposta: il tremendo scontro non le ha lasciato scampo, qualunque tentativo di soccorrerla è risultato vano. La donna lascia due figli piccoli e il marito. Grande spavento ma ferite che sembrano non particolarmente gravi per un'altra madre, coetanea della donna morta, e la sua figlioletta di sette anni, residenti nella zona di Panicale, che erano sull'altra vettura.


http://www.leggo.it/NEWS/ITALIA/perugia_scontro_incidente_muore_mamma_paura_bimba/notizie/1161885.shtml

IL CUORE DI PINO DANIELE GETTATO TRA I RIFIUTI DOPO AUTOPSIA, LA COMPAGNA: "PRASSI DEVASTANTE"


«Il cuore di Pino Daniele non trova pace»: ad un mese dalla morte e in concomitanza con l'inizio di nuovi esami autoptici, l'ultima compagna del cantautore, Amanda Bonini, scrive all'Ansa per porre una questione, quella sul futuro del cuore dell'artista, espiantato per accertare se Pino Daniele poteva essere salvato con un intervento più tempestivo.









Pino Daniele, le foto inedite (di Lino Vairetti)

Una prassi definita dalla donna «devastante» e resa «ancor più dolorosa dal dover intuire quale potrebbe essere il destino di quel cuore una volta terminati gli esami. Se razionalmente, con grande dolore, devo accettare una disposizione come atto dovuto - scrive Amanda - al contempo, trovo moralmente inaccettabile che quel cuore, che idealmente è il luogo dell'anima di Pino, in cui sono le persone che ama, gli amici veri, dove è Napoli, dove c'è un pò di Maremma, dove sono le sue passioni e le sue ispirazioni, possa essere distrutto e smaltito come un 'rifiuto organicò qualsiasi, per dirla con le sue parole....'come una carta sporcà. Il pensiero di ciò mi addolora quanto la sua morte. Mi auguro che esista la possibilità che i suoi resti possano essere ricongiunti e possano finalmente riposare in pace nel silenzio incantato della campagna toscana», aggiunge la donna, l'ultima ad avere visto Pino Daniele in vita la sera della folle corsa in auto (rivelatasi vana) dalla campagna toscana al Sant'Eugenio di Roma, dove è stato accertato il decesso. «Confido nel buonsenso e nel rispetto che un paese civile dovrebbe avere nei confronti della dignità umana, a maggior ragione nei confronti di una personalità unica ed irripetibile come quella di Pino, che - conclude Amanda Bonini - proprio con quel cuore ha arricchito il nostro patrimonio culturale e musicale donandoci opere straordinarie che rimarranno per sempre all'umanità». Non si fa attendere la replica della famiglia di Pino Daniele. Dopo aver letto queste dichiarazioni è Luisa Regimenti, presidente nazionale dei Medici legali italiani e medico legale che assiste la moglie del cantautore, Fabiola Sciabbarrasi, ad intervenire per chiarire che «ora è importante e prioritario capire che cosa è successo» e che «del cuore bisognava avere cura finchè batteva». Sulla questione della fine che farà dopo l'autopsia, Regimenti chiarisce che «il cuore è presso l'Istituto di Medicina legale e rimarrà ancora a disposizione dell'autorità giudiziaria. Al momento opportuno - conclude Regimenti - su richiesta della famiglia, sicuramente il magistrato lo restituirà».


http://www.leggo.it/NEWS/ITALIA/pino_daniele_cuore_buttato_rifiuti/notizie/1161783.shtml

"USATO, MA IN BUONE CONDIZIONI", L'ANNUNCIO DI
UNA MAMMA SU EBAY PER TROVARE MARITO -FOTO


di Emiliana Costa
LONDRA - Lois Curtis, 49enne inglese, mamma single di due bimbi, per trovare l'uomo dei sogni è ricorsa a uno stratagemma davvero particolare: mettersi in "vendita" su eBay con l'annuncio "Usato ma in buone condizioni". Come riporta il Mirror, il sogno di Lois è quello di sposare un prestate uomo greco e di trasferirsi lì da lui. Così chiede a un suo amico ellenico di condividere l'ironico annuncio: "Usato, ma in buone condizioni, buona carrozzeria e senso dell'umorismo. Annoiata delle vecchie cose, cucina e pulisce. Senza garanzia".

Mamma all'asta su eBay

La bizzarra vendita all'asta non dà però i risultati sperati. Arrivano risposte da ogni parte del mondo, ma con richieste diverse: "Io cercavo l'amore - conclude Lois - ma in 24 ore ho ricevuto solo proposte sessuali per un ammontare di oltre 250 euro. E alla fine ho dovuto togliere l'annuncio".


http://www.leggo.it/NEWS/ESTERI/usato_ma_in_buone_condizioni_annuncio_mamma_su_ebay_per_trovare_marito_foto/notizie/1161861.shtml

Politica Usa: ci sono più donne ma con meno potere

Come ha notato il New York Times «Non era mai successo prima che le donne avessero più di cento seggi al Congresso, ma in termini di potere i rapporti di forza sono peggiorati».
AP
La Cabinet Room alla Casa Bianca

INVIATO A NEW YORK
Nel Congresso degli Stati Uniti non ci sono mai state tante donne quante oggi, ma hanno meno potere di prima. Questa contraddizione, notata dal New York Times, è il frutto momentaneo del passaggio della maggioranza al Senato dai democratici ai repubblicani, ma nel futuro dovrebbe portare ad un ruolo più rilevante per la rappresentanza parlamentare femminile americana. 

Al voto midterm di novembre sono state elette 20 donne al Senato, cioé un quinto del totale, e 84 alla Camera, grosso modo la stessa proporzione. Il rapporto fra uomini e donne è ancora decisamente squilibrato, se si considera che la popolazione totale femminile è superiore a quella maschile. Però non era mai successo prima che le donne avessero più di cento seggi al Congresso, e questo dimostra una trasformazione culturale in corso. 

In termini di potere, però, i rapporti di forza sono peggiorati. Quando i democratici controllavano il Senato, le donne erano a capo di nove “committee”, ossia le potentisse commissioni da cui dipendono le leggi che poi vengono approvate. Fra gli altri settori, gestivano l’Intelligence con la Feinstein, e la Appropriation, ossia la borsa, con la Mikulski. Ora sono scese a sole due commissioni, quella per l’Energia e l’Invecchiamento, mentre alla Camera ne hanno solo una, la House Administration. 

Il calo di potere dipende dalla vittoria dei repubblicani alle elezioni midterm. Al Senato, infatti, le posizioni di leadership vengono assegnate in base all’anzianità di servizio: i democratici avevano iniziato da tempo ad eleggere senatrici, che quindi erano salite nella scala del potere; i repubblicani ne avevano molte meno, e quindi adesso nelle loro file ce ne sono poche che hanno abbastanza anni di carriera alle spalle per occupare le presidenze delle commissioni. La cultura politica, in sostanza, frenava le donne, e ancora le frena oggi, soprattutto fra i repubblicani. Questo partito, però, si è reso conto che così perde l’elettorato femminile, un problema che lo penalizza soprattutto durante le presidenziali. La leadership quindi sta facendo uno sforzo per diversificare le candidature, che ha dato un primo risultato con i numeri delle elette a novembre. Ora bisognerà avere la pazienza di aspettare che crescano in anzianità, e vengano affiancate da altre colleghe nelle future elezioni, per vedere aumentare il loro potere. A meno che già l’anno prossimo una donna non venga eletta alla Casa Bianca, cambiando con un colpo solo i rapporti di forza. 


http://www.lastampa.it/2015/02/04/societa/politica-usa-ci-sono-pi-donne-ma-con-meno-potere-RmXavZYI9KnG5NhWAmRJWJ/pagina.html

NON DIRE GATTO - IN VIETNAM MIGLIAIA DI GATTI CONTRABBANDATI DALLA CINA SONO STATI ABBATTUTI O SEPOLTI VIVI DALLE AUTORITÀ DI HANOI PER UN RISCHIO SANITARIO - GLI ANIMALI ERANO DESTINATI AI RISTORANTI

Le associazioni per la difesa dei diritti degli animali avevano cercato di fermare la macellazione - Il traffico di gatti e i menù di piatti a base di "piccola tigre", come vengono anche chiamati questi felini, sono vietati in Vietnam dal 1998, allo scopo di impedire la proliferazione di topi, vera pestilenza del Paese…


VIETNAM - TRAFFICO DI GATTIVIETNAM - TRAFFICO DI GATTI
(ANSA-AP) - Migliaia di gatti contrabbandati dalla Cina per finire nei piatti dei ristoranti vietnamiti sono stati seppelliti dalle autorità, molti quando erano ancora vivi. I felini sono stati abbattuti secondo quanto prevede la legge perché rappresentavano un rischio ambientale e sanitario, riferiscono fonti di polizia, che hanno anche confermato che parte dei felini sono stati seppelliti vivi. Il loro numero è ancora incerto.

La scorsa settimana la polizia aveva fermato un camion che trasportava 3 tonnellate di gatti all'interno di piccoli cesti di bambù. Il conducente del camion, proprietario anche del carico, aveva ricevuto una multa di 7,5 milioni di dong (360 dollari) per contrabbando di animali.

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Le associazioni per la difesa dei diritti degli animali avevano cercato di fermare la macellazione. Il traffico di gatti e i menù di piatti a base di "piccola tigre", come vengono anche chiamati questi felini, sono vietati in Vietnam dal 1998, allo scopo di impedire la proliferazione di topi, vera pestilenza in grado di distruggere interi raccolti in numerose regioni del Paese. 





http://www.dagospia.com/rubrica-29/cronache/non-dire-gatto-vietnam-migliaia-gatti-contrabbandati-cina-sono-93853.htm
Un' immagine emblematica :
la lettura, un valido modo di allargare gli orizzonti, la porta sulla destra ne è l' accesso simbolicamente. Il mare e la poltrona, mi danno un senso di introspezione, volontà di guardare dentro se stessi ... una foto che fa riflettere !



https://www.facebook.com/photo.php?fbid=840436242685519&set=a.129864480409369.21861.100001574545824&type=1&theater

Cane guarisce da un grave tumore grazie a rimedi naturali


Gun tappeto

Gastone, un cane anziano, è guarito totalmente da un tumoremolto invasivo, dopo essere stato seguito gratuitamente e volontariamente dal Doctor of  naturopathy Costantino Mazzanobileteacher of natural medicine, Presidente e Direttore didattico e scientifico dell’Accademia Internazionale delle Scienze Naturali.
















Riportiamo la testimonianza della padrona del cane, la signora Manuela Bollea, di Asti:
“Circa diciassette anni fa, io (Manuela Bollea) e mio marito (Gian Carlo Zazzeri), adottammo un adorabile cagnolino che chiamammo Gastone.
Ha sempre condotto una vita sana e felice insieme a noi, fino allo scorso ottobre 2014, quando ho cominciato a notare il formarsi di grosse ghiandole posizionate sulla coscia, sulle spalle, sotto il collo e all’altezza del pube.
Vedendolo diventare ogni giorno sempre più pacato e debole man mano che questi noduli diventavano più grossi, ho contattato immediatamente un medico veterinario, il quale ha confermato una terribile verità: si trattava di linfoma maligno.
La situazione era talmente disperata che lo stesso veterinario non ha lasciato speranze, tanto che ha subito chiarito che l’unica soluzione possibile per alleviare le sofferenze di Gastone, fosse di praticarglil’eutanasia, marcando sul fatto che da tale malattia non sarebbe mai guarito, perché sempre letale per i cani.
Per noi è stato un trauma. Non volevo credere che non ci fosse una via di fuga a tale doloroso atto di violenza forzata. Abbiamo passato intere nottate in bianco, persi nella disperazione al solo pensiero di perdere il nostro Gastone.
Non volevo lasciarlo andare.
Fu così che decisi di provare a lottare per lui: dalla disperazione nacquero la determinazione e la speranza, che mi portarono a prendere una via alternativa: l’uso di rimedi naturali.
Tale scelta mi fu dettata da un’esperienza che mi colpì personalmente tempo addietro: mi diagnosticarono una forma di artrite autoimmune, con una cura di sei mesi a base di cortisone, farmaco chimico in grado di sopprimere risposte autoimmuni di tali malattie, ma che può causare gravi conseguenze non indifferenti a lungo andare.
Nonostante il consiglio del medico di iniziare tale cura, decisi di provare a guarire utilizzando solamente rimedi naturali, ottenendo risultati eccezionali.
Mi sono rivolta, dunque, al Naturopata e Docente di medicina naturale Costantino Mazzanobile (Presidente dell’Accademia Internazionale delle Scienze Naturali , nonché membro del Comitato scientifico Mondiale della Longevità), ed Harvard medical shool USA dipartimento educazione continua, spiegandogli esattamente la situazione di Gastone, compresa l’unica soluzione suggeritomi dal veterinario, e la mia intenzione di provare un’ultima via per poterlo salvare.
Analizzato con cura il tutto in maniera assolutamente, totalmente, volontaria e gratuita, Costantino Mazzanobile mi ha consigliato di iniziare immediatamente un trattamento completamente naturale utilizzando dellagraviola, un frutto dell’Amazzonia (chemioterapico naturale utilizzato dalle popolazioni locali nei casi di tumori assai gravi ed invasivi, efficace 10.000 volte di più dei chemioterapici tradizionali, in maniera naturale, senza controindicazioni, come gli studi di note università medico scientifiche americane hanno accertato recentemente) più ascorbato di potassio, ovvero vitamina C più bicarbonato di potassio assunti insieme per il trasporto intracellulare, insieme all’aloe e alla zoelite (minerale vulcanico adatto per disintossicare l’organismo).
Dopo poco l’inizio del trattamento, ho notato un evidente cambiamento in Gastone: era visibilmente migliorato, era più vivace, più attivo, aveva molto più appetito… sembrava quasi ringiovanito!
Più si andava avanti con il protocollo naturale più il linfoma regrediva e i noduli diventavano sempre più piccoli.
Ormai sono passati tre mesi dall’inizio della cura, e tutt’oggi continuo tale trattamento naturale perchè, dopo l’ultima visita dal veterinario, il linfoma è quasi del tutto scomparso. Secondo il medico veterinario, ora Gastone gode di ottima salute e, nonostante la sua veneranda età di 17 anni, pare essere un cucciolo attivo e felice. Nell’ultimo periodo ha anche ripreso un kg e mezzo!
Oggi Gastone è un cane felice e sereno, che vive le sue giornate all’insegna della tranquillità e dell’amore che gli offriamo.
Non posso fare altro che ringraziare di vero cuore,per il suo grande amore verso il prossimo e la sua grande umanità Costantino Mazzanobile: per la sua professionalità e preparazione medico-scientifica, ma soprattutto per i suoi preziosissimi consigli che hanno portato ad una totale guarigione del mio Gastone, con la remissione totale del gravissimo male considerato incurabile”.

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HAI VISTO LA NOVITA’? LEAKATA LA FOTO DI KIM KARDASHIAN A CULO ALL’ARIA E SENZA MUTANDE MENTRE SI CHINA A FUMARE UNA SIGARETTA - IL “KRAKEN” CHE SFOGGIA STAVOLTA E’ PIU’ DOMESTICO E MENO ARTISTICO

Pare appartenga alla serie di scatti fatti per la rivista “Love”, che la vede posare insieme alla supermodella Cara Delevingne. La foto è stata scattata dal fotografo Steven Klein, che ha già lavorato con popstar come Madonna e Lady Gaga...


Marlowe Stern per “Daily Beast”
kim kardashian su loveKIM KARDASHIAN SU LOVE

Ieri pomeriggio, mentre una nazione si riprendeva da un problematico Superbowl, Kim Kardashian liberava il suo “Kraken” e imponeva il copioso posteriore al pubblico. Proprio così, una foto in bianco e nero della sua miniera d’oro è stata leakata on line. Pare appartenga alla serie di scatti fatti per la rivista “Love”, che la vede posare insieme alla supermodella Cara Delevingne.

kim kardashian leakKIM KARDASHIAN LEAK
Qui la signora West indossa un giacchetto di pelle firmato Prada, gambaletti e tacchi alti, non ha le mutande ed è chinata a fumarsi una sigaretta, imperturbata. La foto è stata scattata dal fotografo Steven Klein, che ha già lavorato con popstar come Madonna e Lady Gaga.

kim kardashian sulla cover di loveKIM KARDASHIAN SULLA COVER DI LOVEkim e cara su love di febbraioKIM E CARA SU LOVE DI FEBBRAIOgli west con john legend a cenaGLI WEST CON JOHN LEGEND A CENA
In confronto alla foto del sederone finita sulla copertina di “Paper”, questo scatto appare più domestico. Forse è un modo per farci il dito medio, o per deviare l’attenzione dalla transizione di Bruce Jenner da uomo a donna, che fa tanto discutere. Comunque sia, per Kim è stato un weekend indaffarato, prima a cena con John Legend, poi nello spot del “Superbowl” visto da milioni di spettatori, sempre culo in primo piano. 
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L’EROTISMO DEL PONPON - PERCHE’ LE CHEERLEADER INDUCONO ALL’EREZIONE? UNIFORMI INESISTENTI E ACROBAZIE MALIZIOSE A PARTE, RAPPRESENTANO LA NOSTALGIA EROTICA, IL SESSO AI TEMPI DEL LICEO -

E’ una figura che appartiene alle nostre fantasie sessuali, infatti i “sexy shop” vendono costumi da cheerleader, le modelle si vestono da ragazze pon pon, le cheerleader appaiono nei video musicali, e naturalmente sono una categoria precisa dei siti porno...


super bowlSUPER BOWL

Prima del Super Bowl, le acrobate delle squadre hanno fuso le mutande degli uomini con i loro pon pon. Non c’è dubbio che le cheerleader inducano all’erezione: indossano uniformi grandi quanto un tovagliolo e i corpi in movimento parlano da soli. Hanno l’atletismo di una scimmia in fuga misto all’agilità di un’anguilla, e il pensiero della chiavata nello spettatore non è mai troppo lontano. E’ una figura che appartiene alle nostre fantasie sessuali, infatti i “sexy shop” vendono costumi da cheerleader, le modelle si vestono da ragazze pon pon, le cheerleader appaiono nei video musicali, e naturalmente rappresentano una categoria precisa dei siti porno.

ragazze pon pon tampa bayRAGAZZE PON PON TAMPA BAY
Sono state oggetto di studio dei neuroscienziati Ogi Ogas e Sai Gaddam e su “Internet Adult Film Database“, che raccoglie dati sui film per adulti dal 1989, almeno 464 pellicole riportano la parola “cheerleader” nel titolo, quasi al pari di “infermiere”. Il sessuologo Timothy Lee dà la sua spiegazione del fenomeno: «E’ l’immagine di ciò che non potrai avere, e che probabilmente non hai avuto nemmeno ai tempi del liceo».

Le cheerleader riportano ai tempi innocenti in cui avresti dato un rene per assaggiare la loro gomma da masticare. E’ una specie di nostalgia erotica. Inoltre la figura suggerisce fiducia in se stessi, popolarità, impertinenza. Tutti attributi che poi, crescendo, si riveleranno falsi. Perciò la cheerleader è più che altro un’idea, non è reale. E’ la sbandata adolescenziale, la ragazza strafiga impagliata per l’eternità. Durante il Super Bowl, pochi avrebbero saputo distinguere le cheeleader dello stadio da quelle nel cervello. Le ragazze al centro del campo non erano pollastrelle del liceo ma ballerine e acrobate professioniste.
cheerleaderCHEERLEADER

Come tutte le fantasie, le cheerleader non hanno un volto. E’ ciò che rappresentano che è erotico. Se quella cheerleader quindicenne del liceo bussasse alla porta ora, con la stessa minigonna e gli stessi pon pon, con lo stesso petting estremo in mente, mi ecciterebbe? No. Se lo facesse una trentenne, le salterei addosso più veloce di un quarterback. Qual è la differenza? Non è una ragazzina che trasuda innocenza, ma una donna che evoca innocenza e sa giocare con questa suggestione.
cheerleader seahawksCHEERLEADER SEAHAWKScheerleader categoria pornoCHEERLEADER CATEGORIA PORNO
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QUANTE CE NE FA INGROIARE IL BUON ANTONIO! - L’EX MAGISTRATO INCASSA 201MILA EURO DI STIPENDIO DALLA REGIONE SICILIA, IN BARBA AI TETTI IMPOSTI DALLA LEGGE - E ORA DIFENDE UN CAMORRISTA PENTITO, DOPO AVER PROMESSO: “NON SARÒ MAI L’AVVOCATO DEI MAFIOSI”

Solo come “indennità di risultato”, Crocetta ha staccato un assegno al barbudo Ingroia da 110mila euro. Ma la norma sul tetto degli stipendi prevede la decadenza e il recupero delle somme extra-soglia. Solo di spese ha fatturato 52mila euro: mille a settimana! - E come avvocato ha scelto il tesoriere del suo partito: 515mila euro di consulenze. Olè!...


1. CAMORRA: EX PM INGROIA DIFENDE EX BOSS PENTITO
Antonio IngroiaANTONIO INGROIA
 (ANSA) - L'ex magistrato antimafia Antonio Ingroia difensore del "boss psicologo" di camorra Augusto La Torre: la circostanza è emersa ieri in Tribunale, a Santa Maria Capua Vetere (Caserta), durante il processo in cui è imputato l'ex parlamentare di An e Pdl Mario Landolfi. La conferma è arrivata oggi dal suo portavoce Maurizio Sansone che spiega che la decisione deriva dallo status di collaboratore di La Torre. Ingroia, subito dopo aver giurato da avvocato nell'ottobre 2013 aveva detto: "Per coerenza con la mia storia non difenderò né mafiosi né corrotti".

INGROIA DE MAGISTRISINGROIA DE MAGISTRIS
La Torre è stato dall'inizio degli anni '80 al 2003 capo del clan La Torre di Mondragone (Caserta) e referente dei Casalesi tra il territorio domizio e il basso Lazio; proprio nel 2003 il boss si pentì, ma poco dopo, come ha spiegato lui stesso ieri in videoconferenza, la protezione gli fu revocata per un'estorsione commessa ai danni dell'imprenditore della mozzarella Mandara; ha comunque mantenuto lo status di collaboratore. Della Torre, detenuto ininterrottamente dal 1996, ha raccontato dei quaranta omicidi commessi personalmente, tra cui quelli di due sindaci, e del "regno del terrore" instaurato a Mondragone.


2. SERVIZI E IMBARAZZI
P.M. per “l’Espresso

CROCETTACROCETTA
All'ex pm Antonio Ingroia non si applicano le leggi emanate in Sicilia sulla spending review. Chiamato dal governatore Rosario Crocetta alla guida della società pubblica "Sicilia e Servizi", Ingroia ha ricevuto nel 2014 compensi per 201 mila 892 euro. Trattamento ad personam, poiché la legge regionale impone il tetto di 50 mila euro di stipendio (somma comprensiva di benefit) per chi amministra aziende di proprietà pubblica. La busta paga dell'ex magistrato è lievitata anche grazie al riconoscimento di una «indennità di risultato» che da sola vale un bonifico di 110 mila euro.

ingroia, ruotolo, faviaINGROIA, RUOTOLO, FAVIA
Quali provvedimenti dovrebbe dunque adottare Crocetta? La norma sul tetto degli stipendi prevede sia la decadenza di chi ha goduto di trattamenti difformi, sia il recupero delle somme percepite in extra. Per la cronaca, dai documenti contabili della società partecipata guidata da Ingroia emergono spese per viaggi, alberghi e ristoranti pari a 52 mila euro. Inoltre l'ex pm ha autorizzato consulenze legali per 515 mila 137 euro, e la parte del leone tocca all'avvocato Elio Costanza, che l'anno scorso tra consulenze dirette e incarichi ha ricevuto 386 mila euro. Costanza, va a questo punto aggiunto, è stato il tesoriere di Azione civile: proprio il partito fondato da Ingroia.
INGROIA SI ISCRIVE ORDINE DEGLI AVVOCATIINGROIA SI ISCRIVE ORDINE DEGLI AVVOCATIVincino su Ingroia e CrocettaVINCINO SU INGROIA E CROCETTA

Vincino su Ingroia e CrocettaVINCINO SU INGROIA E CROCETTAVincino su Ingroia esattore di SalemiVINCINO SU INGROIA ESATTORE DI SALEMIVincino su Ingroia e Crocetta prima i piccioliVINCINO SU INGROIA E CROCETTA PRIMA I PICCIOLI
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